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Le notizie giunte sino a noi sulle origini del Cristianesimo nel Lazio sono poche e lacunose, mancando documenti letterari e monumentali che facciano luce sulle diverse fasi della sua diffusione. I primi cristiani che si adoperarono per diffondere la nuova religione e per organizzare gruppi di fedeli, non lasciarono consegnato alla scrittura il racconto dei viaggi dei primi missionari, ne tanto meno gli scrittori non cristiani, in quanto per molto tempo la diffusione della religione avvenne di nascosto per evitare le persecuzioni.
Mentre la religione cristiana andava incontro ad una notevole diffusione, a Roma e nei paesi vicini, molti furono i martiri provocati dalle persecuzioni e le passioni, cioè le descrizioni del loro martirio, giunte a noi, sono veri romanzi nei quali i dati storici si riducono all'esistenza del martire, al giorno del suo anniversario e al sepolcro.
Ferentino
venera come suo protettore un Ambrogio ligur, centurione romano, reduce dalla Spagna. Questi, secondo la passione di nessun valore storico, fu decapitato il 16 agosto 303 o 304 in un luogo detto Vicus. Il suo corpo, ritrovato nella chiesa di S. Agata durante il pontificato di Pasquale 1
(817-24), fu trasferito nella chiesa di S. Maria Maggiore, entro le mura. Il suo nome non appare nel Martirologio Geronimiano, né in altre antiche fonti.
A
Veroli si rinvennero nel 1196 le reliquie dei Santi Biagio e
Demetrio. Essi sarebbero venuti a Veroli insieme con S. Maria Salome, madre degli apostoli Giovanni e Giacomo, e, dopo aver cooperato con lei alla diffusione del Vangelo, sarebbero caduti martiri. I loro corpi furono sepolti nel luogo dove sorse la cattedrale. Di questi martiri non si ha alcuna notizia negli antichi documenti, forse una invenzione popolare ha dato origine alla leggenda che ne ha fatto di essi due martiri locali.
Ad
Alatri doveva essere venerato un S. Quinzano, prete e martire, commemorato il 5 luglio e del quale non si hanno notizie. Unica notizia tratta dalla
Vita Deodorici eipiscopi mettensis ci fa sapere che nel 970 questo vescovo germanico ne portò via da Alatri le reliquie.
Il culto per
S. Magno in Anagni non appartiene all'antichità cristiana, ma all'alto Medio Evo. Invece sì ha una passione di
S. Secondina, che pone il suo martirio in Anagni il 15 gennaio sotto l'imperatore Decio
(249-51). E' da ritenere che la narrazione del martirio sia stata composta nel secolo XI, quando furono rinvenute le reliquie della santa e di S. Magno.
Costanzo vescovo di
Aquino deve essere ricordato fra i santi confessori. Le poche notizie che abbiamo di lui provengono da due passi dei Dialoghi di Gregorio Magno. Visse ai tempi di S. Benedetto e morì durante il pontificato di Giovanni III (573). La sua leggenda scritta da Pietro Diacono, sebbene poco attendibile, è una testimonianza del culto resogli nella diocesi di Aquino. Nel 1742 il vescovo Spadea fece la ricognizione delle sue reliquie e ne curò il trasporto nella nuova cattedrale a lui dedicata.
I Santi
Marciano e Nicandro martiri della Mesia, onorati in modo particolare nelle due città poco distanti l'una dall'altra di Tomi e di Durostoro, sono venerati anche ad
Atina che li ha trasformati in santi locali. Nella stessa città è venerato anche
Marco Galileo, il quale, secondo la passione, morì martire nel 96 sotto Domiziano. Sul luogo della sepoltura fu costruita una chiesa, ma quando questa andò in rovina, il corpo fu dimenticato. Fu ritrovato nel secolo XI e portato nella chiesa di S. Maria, dove rimase fino alla ricostruzione della chiesa edificata sul suo sepolcro dove fu trasferito nel 1057. E probabile che il vescovo venerato ad Atina non sia diverso da Marco vescovo di Eca (Troia) in Puglia, venerato in diverse parti della Campania il 5 novembre.
Cassino onora al 1 settembre un
S. Costanzo ricordato nel Martirologio Geronimiano. Venera anche
S. Severo, martire autentico, del quale Pietro Diacono ne aveva fatto un vescovo della città vissuto al tempo di Valentiniano III (455).
Lo stesso Pietro Diacono introduce a Cassino un Demetrio, fratello del celebre S. Dionigi Areopagita, insieme con Avito e Deumero, morti martiri nella città il 9 ottobre. Ma tali personaggi, sconosciuti alle antiche fonti martirologiche, agiografiche e liturgiche, devono ritenersi una invenzione dello scrittore.
A
Sora sono venerati come santi locali una S. Restituta e un S. Giuliano
martiri. La passione di Restituta, priva di qualsiasi riscontro, ci dice che la santa era di Roma; trasportata a Sora da un Angelo dopo aver lavorato nel territorio sorano per la diffusione del Vangelo, fu decapitata il 27 maggio 275, sotto l'imperatore Aureliano in località Carnello, sulle rive del Fibreno, non lontano da Sora. Qui sorse una chiesa in suo onore. Alcuni agiografì la identificarono con la omonima martire africana venerata ad Ischia, a Napoli e in altri luoghi il 16 e il 17 maggio; altri invece la identificano con Restituto martire romano.
L'altro martire, Giuliano, sarebbe venuto a Sora dalla Dalmazia, ed ivi martirizzato sotto l'imperatore Antonino Pio. Nello stesso giorno un S. Giuliano è venerato in Atina cogli atti identici a quello di Sora, ad eccezione della sede del martirio e delle circostanze locali. Tutti e due hanno lo stesso anniversario del celebre Giuliano di Le Mans, sicché si può pensare che tanto il Giuliano di Sora che quello di Atina non siano altro che il S. Giuliano di Le Mans.
Fonti: "La Ciociaria - Storia Arte Costume" Editalia
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