oratore, scrittore e uomo politico latino (Arpino 106
a.C.- Formia 43 a. C.)
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Nato da una facoltosa
famiglia, ebbe grandi maestri. A
Roma frequentò, in vista della carriera politica, i maggiori oratori del tempo ma cercò
anche di acquistare una più vasta cultura, letteraria e filosofica, seguendo le lezioni
dei maggiori interpreti delle varie scuole di pensiero greco presenti a Roma.
Questi studi
proseguirono in Grecia e in Oriente. Qui maturò da un lato la sua adesione al genere
oratorio detto appunto rodio, dall'altro l'ideale di una cultura enciclopedica. Tornò a
Roma nel 77 e sposò Terenzia, donna ricca e autoritaria. Nel 75 ottenne la questura di
Lilibeo, in Sicilia, nel 69 divenne edile, nel 66 pretore. Nel 64 ottenne il favore dei
nobili per l'elezione a console, contro Catilina. Insieme alla nomina, e l'anno del
consolato, il 63, si svolse in un'attività intensissima, sia politica sia
giudiziaria, ma soprattutto, nel novembre smascherò la congiura di Catilina, capo del partito
popolare,
con quattro orazioni (Catilinarie), due pronunciate davanti al Senato e due davanti al
popolo.
Catilina veniva bandito da Roma, poi sconfitto con le sue truppe e ucciso in
battaglia; alcuni congiurati venivano fatti condannare e giustiziare da Cicerone. Queste
orazioni rappresentano forse il vertice dell'oratoria ciceroniana. Alla formazione del
primo triumvirato tra Cesare, Pompeo e Crasso, Cicerone non prese subito una posizione
netta. Ne approfittò un tribuno, Publio Clodio e Cicerone, abbandonato da tutti, lasciò
Roma per Tessalonica, e di lì per Durazzo. Per decreto dei comizi poté tornare a Roma
nell'agosto del 57 e riottenere i suoi beni distrutti. All'insorgere della rivalità tra
Cesare e Pompeo, cercò di mantenersi in buoni rapporti con entrambi; nel 56, aveva
proposto e ottenuto in Senato la conferma a Cesare del governo della Gallia.
Alla fine del
52 lasciò l'Italia per andare a governare la provincia di Cilicia, nell'Asia
Minore.
All'inizio del 50 era nuovamente nel Lazio, e allo scoppio delle ostilità fra Cesare e
Pompeo seguì quest'ultimo in Grecia. Una malattia gli impedì di prender parte alla
battaglia di Farsalo nel 48; dopo la sconfitta tornò in Italia, ben accolto dal
vincitore. Durante la dittatura di Cesare si astenne dalla vita politica, immergendosi
invece negli studi. La sua vita privata era nel frattempo sconvolta dal divorzio da
Terenzia, seguito dal matrimonio con la giovane e ricca Publilia, da cui pure ben presto
divorziò e dalla morte dell'amatissima figlia Tulliola.
L'uccisione di Cesare in Senato,
nel marzo del 44, lo liberò da quest'ozio operoso, durante il quale scrisse la maggior
parte dei suoi trattati retorici e filosofici. Dopo un breve viaggio in Sicilia, torno a
Roma dove lanciò una serie di violenti attacchi, Filippiche contro Marco
Antonio, erede del dispotismo cesariano, sono in totale 14, capeggiando il partito
repubblicano. Ma quando Ottaviano si accordò con Antonio e Lepido per formare il secondo
triumvirato, fu incluso nelle liste di proscrizione e colpito a morte da sicari di Antonio
presso la sua villa di Formia, attuale tomba.
Fu il più grande degli oratori
romani e teorico dell'arte oratoria, maestro di eloquenza, fu anche scrittore di filosofia
e uomo politico. Le sue orazioni, i trattati, i dialoghi sono moltissimi ed altrettanto
importanti, ancora oggi le sue opere in latino sono insegnate e tradotte nelle
scuole.
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