In questi giorni di “celebrazioni” relative al sessantesimo della distruzione dell’Abbazia di Montecassino, ci piace ricordare che la brutalità della guerra in quegli anni non colpiva solo con eventi macroscopici come quello di Cassino ma anche con eventi parimenti brutali e tragici, ma essendo legati ad episodi poco “visibili” rischiavano e rischiano ancora di passare inosservati.
Ci riferiamo nella fattispecie a all’episodio che segnò in modo tragico la data dell’undici maggio 1944.
Non tutti sanno (purtroppo anche questa storia inizia così), che nel paese a noi vicino di Morrea nella Valle di Roveto, negli anni 1943/44 si organizzò spontaneamente con la collaborazione, la pietà umana verso i bisognosi, l’assistenza di ogni tipo, l’aiuto a tutti i soldati sbandati che attraversavano la Valle di Roveto. Tutto ciò a seguito degli eventi dell’otto settembre e alla conseguente fuga verso il fronte di Cassino di un numero enorme di ex prigionieri alleati, che fuggiti dal centro di prigionia di Avezzano, cercavano in ogni modo di raggiungere i reparti militari amici in avanzata dal sud dell’Italia.

Mente dell’organizzazione di aiuto era Don Savino Orsini (parroco del paese), che sostenuto da altri tre giovani; Giuseppe Testa, Casalvieri Pietro e Gemmiti Paolo Antonio, avevano inizialmente aiutato due ufficiali Inglesi; Dutton Douglas e Spet Albert, e poi migliaia di altri.
Ma tra questi altri si insinuò infiltrandosi un traditore che con un ufficiale Tedesco non tardò a far arrestare i quattro Eroi dell’altruismo, era il 21 marzo 1944.
Tra i quattro particolare accanimento fu usato sul più giovane di tutti Giuseppe, che nel primo brutale interrogatorio ebbe un braccio spezzato, il giovane venne successivamente condotto nel Comando Tedesco di Sora in località Madonna della Stella, dove subì ancora per giorni e giorni, crudeli maltrattamenti fisici e psicofisici, il tutto con la speranza di costringerlo a parlare e tradire i suoi compagni.
Giuseppe non tradì i suoi amici e tutto ciò lo portò, il giorno 11 del mese di maggio 1944, ad essere accompagnato nella località Fontanelle di Alvito dove venne vigliaccamente fucilato.
Di questo atto eroico rimane la Medaglia d’oro al valor militare della Resistenza, oltre all’amara memoria di quello che è passato e gli scritti dei vari testimoni; (del parroco di Alvito, dell’Ufficiale Inglese Dutton) e del ragazzo stesso che si rivolgeva ai propri cari, quest’ultime, testimonianze struggenti di un dramma, quello della guerra, che continua ancora oggi. 

Giuseppe Testa

Motivazione della Medaglia d'Oro conferita "alla memoria" con decreto del 15 maggio 1946 da S.M. il Re d'Italia.
"Giovane ardente e di alti sentimenti di amore patrio, abbracciava con entusiasmo la causa dei partigiani, costituendo nel suo paese un comitato per l'assistenza dei prigionieri di guerra alleati e dei militari italiani sbandati. Arrestato per vile delazione di un militare tedesco fintosi inglese, non svelava, malgrado torture e minacce, l'organizzazione clandestina e il luogo dove era occultato un soldato alleato. Processato da un tribunale tedesco, benché promessagli salva la vita se avesse parlato, preferiva la morte. Dinanzi al plotone d'esecuzione, con virile fermezza, offriva la sua nobile e giovane vita per la libertà della Patria". 

  
 

Documenti

 
GIUSEPPE TESTA Medaglia d'Oro al Valor Militare della Resistenza

11 MAGGIO 1944
PER NON DIMENTICARE ...

 
Documenti

     
  

  Inizio Pagina

Stampa questa pagina  stampa questa pagina