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Avendo tra le mani la copia di un antico saggio scientifico
“de noxiis paludum effluviis” scritto da un tal Giovanni Maria Lancisi, ci siamo accorti che l’opera in questione trattava di una certa zona della terra di Ciociaria, ubicata precisamente poco più a sud dell’abitato di Ferentino.
Pertanto, vi narriamo a seguire di quanto ci ha dato scoprire la passione per le nostre terre e la curiosità per i vecchi documenti...
E allora abbiamo scoperto che, a seguito di un’epidemia diffusasi in quella parte dello Stato Pontificio l’allora Archiatra di Clemente XI, nonché illustre studioso di anatomia umana dovette intervenire in loco, fece approfonditi studi e in una certa località denominata “bagnatoio”
trovò un’area paludosa e con effluvi particolarmente
odorosi, nel saggio che ne scaturì concluse che effettivamente “l’area
incriminata” era da ritenersi malsana, che le condizioni in cui l’aveva trovata la facevano ritener tale, riguardo alla presenza umana nello stesso posto vi erano solo rovine di antichissime vestigia di età imperiale di utilizzo non precisato. Erano probabilmente quelli i resti di una ricca “residenza” romana, dotata oltre che di terme anche di ogni altro confort che andava per la maggiore in quei tempi.
L’ANTICA STORIA DELLE TERME
POMPEO A FERENTINO
Circa la presenza, in epoca romana, di impianti termali nel circondario di Ferentino non si hanno notizie storiche sicure. L’ipotesi più accreditata risulta essere quella che attribuisce a Flavia Domitilla, moglie dell'imperatore Vespasiano, la costruzione di un edificio termale di cui in passato si è creduto fossero stati rinvenuti alcuni resti. Il Cialino, ad esempio, nel suo manoscritto sulla storia di Ferentino (1690) sosteneva l'esistenza di un antico stabilimento di epoca romana, adducendo come elemento di prova alcuni ritrovamenti avvenuti nella contrada Bagnatoio. E’ plausibile, quindi, che in epoca imperiale, quando la città di Ferentino conobbe un lungo periodo di splendore, testimoniato da importanti resti archeologici, le sorgenti termali dei posto venissero sfruttate mediante la costruzione di edifici.
Tuttavia, anche nel Medioevo l'utilizzo termale di queste sorgenti non è confermato dalle fonti storiche: a quei tempi l'area doveva essere poco più di una palude. Tale situazione dovette protrarsi nei secoli successivi tanto che sia il medico Giovanni Maria Lancisi (1654-1720) inviato a Ferentino nel 1709 da Clemente XI (1700-1721) per appurare l'origine di un'epidemia scoppiata nella zona, che il medico letterato Celestino Cocchi (1695-1758), ne indicarono la causa nelle malsane condizioni in cui versava l'area nei pressi delle sorgenti. Proprio il Lancisi, anatomico della Sapienza, archiatra di Innocenzo XI (1676-1689), Innocenzo X11 (1691-1700) e di Clemente XI, protomedico e priore dei Collegio Medico Romano, nella sua opera intitolata
De noxiis paludum effluviis dei 1715 (fig. in alto), riferiva che, in quegli anni, vi erano solo alcuni ruderi di epoca romana, senza ulteriori testimonianze di un qualche successivo tentativo di utilizzo delle sorgenti a scopo terapeutico. La bonifica della zona, con la conseguente trasformazione dei terreni circostanti in coltivazioni intensive, si ebbe agli inizi dei XIX secolo, ad opera del commissario Zamboni, inviato appositamente dal governo per prosciugare la palude.
Verso la metà dei XIX secolo la zona era ormai completamente rifiorita e si prospettò concretamente l'idea di raccogliere le sparse sorgenti e di farle convogliare in uno stabilimento per utilizzarle come acque termali. La costruzione di un edificio termale, avvenuta nel 1854, si deve all'opera di Ambrogio Pompeo proprietario di uno dei terreni irrigati da quelle acque, i cui discendenti sono oggi i proprietari delle attuali Terme Pompeo.
Il successo presso la popolazione di Ferentino e delle città vicine fu immediato e ogni anno il numero di bagnanti andò sempre aumentando; di lì a poco, ad esempio, il governo pontificio stipulò con i proprietari delle terme un contratto di 100 bagni al giorno per i suoi soldati. Lo stabilimento era costituito da circa trenta stanzini muniti di vasche di marmo, al pianterreno vi era un ampio salone con un ristorante; un servizio di vetture assicurava il collegamento con Ferentino.
Ambrogio Pompeo (foto in basso), per legittimare la sua impresa, nel 1874 invitò a Ferentino il famoso chimico Guido Baccelli, più volte Ministro della Pubblica Istruzione e dell'Agricoltura. Eseguita un'accurata analisi delle acque, il Baccelli, insieme con il collega De Santis, compilò lo studio “Le acque acidulo-solforose dí Fermentino”, edito nel 1878, nel quale esaltava le qualità chimiche e terapeutiche delle sorgenti, tanto da giustificare pienamente la costruzione di uno stabilimento: «( ... ). Per le quali cose si giustifica l'idea di uno stabilimento balneare e si fa che degnamente risponda la gratitudine della inferma umanità al filantropo istitutore». Tale studio ebbe l'effetto di accrescere, nel corso degli anni, l'interesse intorno a queste acque da parte di numerosi studiosi tra cui L. Marieni, G.S. Vinaj e R. Pinali, A. Bussi, fino ai più recenti studi dei prof. E Grossi.
Oggi le Terme Pompeo sono ancora gestite dalla famiglia Pompeo che ha voluto
modernizzare i suoi servizi creando non solo un nuovo edificio ma anche e
sopratutto integrando la tradizionale offerta termale con trattamenti benessere
e percorsi che associano Thermae, Beauty, Relax e Fitness.
LE STRUTTURE DI OGGI
Il nuovo complesso delle Terme Pompeo, sorge a 1 km da Ferentino (FR), al km 76 della via Casilina. L’imponente edificio attuale si sviluppa su
un'area coperta di mq 2.200 è suddiviso in vari reparti di cura distribuiti sui differenti piani: sale per visite mediche, reparto per
trattamenti balneoterapici, reparto per trattamenti ginecologici, reparto per
trattamenti inalatori. Una piscina termale scoperta integra il complesso immerso nel verde.
Nell'impianto termale si trova anche un Centro Congressi immerso in un parco secolare accanto all'antico stabilimento, attualmente chiuso al pubblico.
LE ACQUE
Il bacino idrologico delle Terme Pompeo è considerevole poiché nel comprensorio termale affiorano diverse emergenze
idrominerali: Fontana Olente, Strofino, Bagnatoio, il Bicipite. Attualmente viene utilizzata la sorgente Bagnatoio. Le
acque che alimentano lo stabilimento sono di tipo sulfuree bicarbonato calciche. Il grado sulfidrimetrico è di 1911 corrispondente a quello di acque sulfuree a media concentrazione adatte ad una vasta gamma di utilizzazioni. Il contenuto in ioni di bicarbonato si aggira sui g 1,04, mentre quello dei calcio sui g 0,27/1 e quello di C02 in mi 361, 3/1. Il bacino idrologico ha una portata di 1 130 al minuto. Queste acque trovano
applicazione in un'ampia gamma di cure per numerose patologie.

www.termepompeo.it
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