
Tra i confini comunali di Arce e Fontana Liri, lungo la strada
provinciale “Valle del Liri”, a poca distanza dalla torre omonima, è
situata la chiesa-santuario di Sant’Eleuterio.
Oggi la costruzione è il risultato dei corpi aggiunti ad ampliamento
della chiesetta primitiva che, secondo la leggenda popolare, fu
costruita grazie al sogno di una devota vecchietta e poi ingrandita dai
duchi Boncompagni, nel 1582.
Si racconta che il disegno del perimetro della chiesa sia stato
tracciato sul terreno da una fila di formiche dopo che si tentò invano
d’innalzare i muri che sistematicamente crollavano perché la loro
collocazione non corrispondeva ai desideri del Santo.
Il 5 di maggio è giorno di digiuno, trascorso a pane ed acqua in onore
del Santo. Sant’Eleuterio s’invoca per scongiurare la siccità, dannosa per
l’economia agricola. Quando non pioveva si organizzavano processioni per
ottenere “la grazia”, contrada per contrada. Si metteva nella bocca
della statua una salacca per provocare la sete di Sant’Eleuterio e
spingerlo a far piovere per dissetarsi e di conseguenza, per innaffiare
i campi.
Il Santo (festeggiato il 29 maggio) è invocato anche contro i cani arrabbiati e contro le
serpi.
Si narra che quando Sant’Eleuterio arrivò ad Arce, si avvicinò affamato
alla taverna che era presso la torre medievale, in cerca di ristoro, ma
l’oste gli scatenò contro cani rabbiosi che, toccati dalla “chiave di
Sant’Eleuterio”, si ammansirono subito e gli leccarono le ferite.
Ancora oggi, memori di questa storia, si consiglia ironicamente di
andare a baciare la chiave di Sant’Eleuterio alle persone che hanno
molta fame o rabbia. La chiave fu trovata addosso al Santo quando egli
morì, usata per cilicio, mentre i cani facevano la guardia e i serpenti,
ossequiosi, gli lambivano i piedi. Tra i miracoli di Sant’Eleuterio, si
racconta che, nell’ultima guerra mondiale, i tedeschi tentarono invano
di adibire la chiesa del Santo a stalla. I cavalli, spinti ad entrare,
si bloccarono davanti all’ingresso.
Attualmente la chiesa si presenta senza pretese artistiche e
architettoniche, anche se restaurata.
L’ultimo restauro è del 1982, il precedente del 1921. Fanno parte della
primitiva costruzione l’attuale abside e la sacrestia.
E. Patriarca