Le ultime novità sulle indagini scientifiche avviate dai Ris di
Roma ad agosto del 2008, per far luce sul mistero della santa giunta a Veroli da
Gerusalemme, madre degli apostoli Giacomo e Giovanni:
Santa Salome.
È scritto tra le pieghe storiche di una pergamena se le ossa del
cofanetto di santa Salome siano di una donna del primo secolo dopo Cristo.
Tra
gli oggetti rinvenuti all'interno dello scrigno, c'è uno scritto
con caratteri in greco antico che potrebbe contenere la soluzione al
dilemma se effettivamente le ossa della donna dentro il giaciglio siano di un
corpo davvero vissuto e martoriato nel periodo cristiano.
La pergamena ritrovata con gli altri reperti, secondo quanto
spiegato dal parroco don Angelo Oddi, «partirà alla volta dell'archivio
Vaticano, dove esperti linguisti scioglieranno le riserve sulla datazione del
contenuto». Ma ad aver suscitato interesse e attenzione da parte degli studiosi,
sono gli altri oggetti ritrovati all'interno dello scrigno: un
velo medievale di tre metri di lunghezza e sessanta centimetri di
larghezza, altre ossa di due corpi maschili e una
medaglia templare, coniata a Gerusalemme.
In particolare questo ultimo elemento potrebbe far ipotizzare
che siano stati proprio i cavalieri di Cristo ad aver contribuito fortemente
alla costruzione della basilica dedicata alla santa patrona di Veroli dopo il
1209, anno del ritrovamento delle reliquie. Peraltro incise sopra il cofanetto
ci sono tre croci patenti templari che rimandano ancora una volta all'ordine
guerriero. Tornando poi alle altre ossa rinvenute, potrebbero essere addirittura
quelle dei santi Biagio e Demetrio, della morte dei quali
si ha notizia di essere avvenuta a Veroli. E proprio le condizioni delle ossa
più importanti, quelle del cranio della donna, farebbero pensare a Maria Salome
deceduta in seguito a percosse e ferite. Quei segni potrebbero essere quelli
lasciati da una daga romana sul corpo della santa che avrebbe portato la mirra
al sepolcro di Gesù. Le lesioni subite avrebbero causato la paralisi della
martire per oltre tre mesi, aggravandone le condizioni e prolungandone l'agonia.
Queste importanti novità, insieme ai risultati delle indagini
scientifiche avviate dai Ris di Roma ad agosto, saranno presentate in occasione
nel 2009 delle celebrazioni dell'ottavo centenario del rinvenimento del
cofanetto.
Santa Salome nella tradizione
Dopo l'ascensione del Signore gli apostoli si misero in viaggio
per portare il Vangelo agli altri popoli. S.Salome, dopo un lungo peregrinaggio,
in compagnia di S.Biagio e S.Demetrio giunse a Veroli. La santa, stanca del
viaggio, chiese alloggio nella casa di un pagano (poi battezzato col nome
Mauro), a poca distanza dalle mura della città, mentre i suoi compagni entrarono
nella città e furono martorizzati. S.Salome rimase nella casa di Mauro, lo
convertì al cristianesimo e dopo circa 6 mesi (3 luglio) morì.
"Con riverenza Mauro raccolse le spoglie per la sepoltura, le racchiuse in una
urna di pietra, sulla quale incise le parole: Hae sunt reliquiae B. Mariae
Matris apostolorum Jacobi et Joannis. Per la paura di subire anche lui il
martirio da parte dei Pagani, Mauro si nascose nella Grotta di Paterno, e morì
dopo tre giorni.
Trascorso molto tempo alcuni pagani trovarono l'urna, che
conteneva le Reliquie della Santa e informarono il Preside, il quale, credendo
vi fosse nascosto un tesoro, ordinò che gli fosse portata innanzi; fattala
aprire, vi trovò i resti della Beata Maria, per cui, senza fare attenzione
all'epigrafe, disse con rammarico: Queste sono ossa di qualche cristiano:
gettatele sulla piazza.
Intanto un Greco, di religione cristiana in segreto, si era recato dal Preside e
leggendo la iscrizione pensò di portarsi in patria il prezioso tesoro. Di notte
furtivamente raccolse tutte le ossa, le avvolse in un panno e le portò fuori la
Città presso le mura; quindi sulla pietra e su una carta scrisse le parole:
Maria Mater Joannis Apostoli et Jacobi ene ista. Infine nascose tutto fuori la
Città presso una rupe fino al suo ritorno da Roma, dove stava per andare, in
attesa di portarsi l'urna nella sua patria." (Giovanni Martello, 1553)
Il
greco non potè effettuare il suo progetto e il corpo fu ritrovato nel 1209, da
un certo Tommaso a cui S.Pietro e successivamente S.Salome apparvero nel sogno e
rivelarono la storia e il luogo della sepoltura del corpo. Infatti il corpo fu
ritrovato il 25 maggio come indicato da Tommaso.
"Tre giorni dopo furono presenti sul luogo il Vescovo di Penne, l'abate di
Casamari e l'abate di S. Anastasia in Roma con alcuni suoi monaci. Mentre i due
Vescovi sollevavano in alto le Reliquie per mostrarle alla folla convenuta in
numero di quasi cinque mila uomini, da un osso della tibia si vide sgorgare vivo
sangue, come non avviene per le ossa aride separate dalle carni da tanti anni.
Nel vedere ciò, tutto il Popolo rese grazie a Dio" (Giovanni Martello, 1553)
La testa e le braccia furono legate in teche di argento e conservate nella
tesoreria della cattedrale, mentre le altre ossa furono messe in una piccola
urna che venne custodita sotto l'altare del piccolo oratorio che fu costruito
subito sul luogo del ritrovamento. Più tardi si costruì sopra l'oratorio
l'attuale basilica.
Durante il terremoto del 1350 la chiesa subì gravi danni e le reliqiue furono
traslocate nella Cattedrale, per tornare di nuovo alla basilica nel 1742.