In corrispondenza del luogo in cui il Fibreno sì versa nel
fiume Liri, sorge la vetusta Abbazia di San Domenico,
fatta erigere, in onore della Santa Vergine Maria, a partire dal 1029, dal
longobardo Pietro, figlio di Rainerio, Signore di Sora e di Arpino, ad
espiazione dei suoi peccati. Nel 1104
l'Abbazia fu dedicata da Pasquale II a San Domenico. Il
Monastero ebbe un periodo di grande sviluppo; aveva proprietà di ogni genere e
nei secc. XII e XIII fu visitato da diversi Pontefici e
dall'Imperatore Federico II, sino a quando i Benedettini deviarono dalla
loro regola, abbandonandosi ad una vita di piaceri.
Per questo motivo il papa Onorio III, intervenendo nel
1222, sostituì ai benedettini i Cistercensi e l'intero
complesso, come semplice Priorato, passò alle dipendenze di Casamari. Il
Monastero allora rifiorì, ma dal XIV secolo esso fu affidato a Commendatari, che
curavano principalmente i loro interessi, e iniziò quindi la sua decadenza, che
si concluse nel 1652 con la chiusura al culto. Più tardi vi furono introdotti i
Trappisti (Cistercensi riformati), mentre dal 1789 il complesso sacro dipendeva
dalla Parrocchia sorana di San Silvestro. Dal 1831 venne stabilita la riapertura
quotidiana
al culto.
La chiesa originaria aveva tre navate, con quella centrale
più alta, tre absidi sul fondo, con presbiterio rialzato, e volte a crociera. La
facciata era del tipo a capanna; presentava un solo ingresso centrale, con
stipiti formati da blocchi riutilizzati romani, decorati a basso rilievo. In
alto si distingueva un elegante rosone. A questa fase appartiene la cripta (con
basse volte sostenute da 16 colonne), nella quale si avverte un senso di
raccolta religiosità. Una delle colonne è costituita da un cippo
miliare di Massenzio (306-312 d. C.).
Nella struttura della Chiesa risultano largamente reimpiegati i blocchi
calcarei, talvolta decorati, provenienti dalla locale necropoli romana.
Nella prima metà del sec. XIII alla Chiesa fu data l'impronta dello stile
gotico-cistercense, secondo i modelli dell'Abbazia di
Casamari. Si cotrui allora un portico del quale, dopo il terremoto del 1654,
rimase solo un pilastro. Agli inizi del sec. XVIII, fu modificato l'ingresso
alla cripta; si aggiunsero due ingressi laterali e anche la facciata fu
risistemata, ma nella parte superiore il disegno architettonico mal si accordava
con il resto dell'edificio. Dopo il terremoto del 1915, la sommità della
facciata, lesionata, fu demolita, ritornando poi il prospetto così com'era in
origine.
Nell'area dell'Abbazia sono conservati molti reperti romani,
provenienti dalla locale necropoli. Innanzitutto, sul lato destro, vi è ancora
in situ un monumento funerario a dado, con un breve corridoio e cella con volta
a botte. Vi sono poi diversi frammenti di fregi continui e dorici
nel cortile del Monastero e sul muro destro della Chiesa. Le decorazioni sono
perlopiù relative ad armi (scudi, corazze, elmi, schinieri, insegne militari, un
gladio) o rappresentano motivi floreali o vegetali. Numerose erano anche le
iscrizioni, di cui molte disperse. Si osservano anche urne
cinerarie, mentre un busto maschile di tarda età augustea è conservato in
una stanza a pianterreno dell'Abbazia.
Notoriamente, secondo la tradizione rispecchiata da una lapide apposta sulla
sinistra della Chiesa, qui vi sarebbe stata la casa paterna di
Cicerone, poi trasformata da lui in villa (così come sarebbe dimostrato
da un controverso passo del De Legibus). Vi sono però i fautori della tesi
secondo la quale Cicerone sarebbe nato presso la vicina Carnello. Attualmente la moderna archeologia,
avendo evidenziato la presenza sul posto della necropoli romana, con tombe di
diverse gentes, ha tolto buona parte della credibilità alla localizzazione della
villa ciceroniana proprio a San Domenico. Ciò non toglie che necessariamente
essa doveva trovarsi nelle vicinanze.
A circa m. 200 dall'Abbazia, si può osservare l'arcata superstite del maestoso
ponte romano (I sec. a. C.) detto "Marmone", che permetteva il passaggio dalla
riva sinistra a quella destra, per mezzo della “Via Vecchia” un’importante
strada di collegamento fra Sora e Veroli.
San Domenico Abate (951 - 1031)
Domenico, nasce a Foligno, nel 951, da Giovanni e Ampa.
Le vicende del santo, sacerdote e monaco benedettino,
sono un alternarsi di scena eremitica,
alla quale si sente fortemente attratto, e un'esigenza di vita comunitaria
per il fascino di santità e di attrazione che egli esercita
per cui i luoghi della sua solitudine sbocciano in monasteri.
Nell'abbazia di Sora egli trascorre gli ultimi anni di vita,
muore il 22 gennaio 1031 e lascia come tesoro di eredità il suo corpo,
che ancora oggi è centro di devozione e meta di pellegrinaggi.