poeta
satirico latino (Aquino 60 ca. d.C. - 140 ca. d.C.)
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(Aquino
60 ca. - 140 ca d.C.), poeta satirico latino. Scarse sono le notizie
relative alla vita. Visse a Roma, seguì gli studi di grammatica e di
retorica, fu conferenziere e avvocato, con poca fortuna e costretto a
cercare l'appoggio dei ricchi. Cominciò a scrivere piuttosto tardi e
pubblicò le sue satire sotto Traiano e Adriano.
Pare
abbia compiuto un viaggio in Egitto dove, secondo un'antica biografia,
sarebbe stato relegato col pretesto del comando di una guarnigione militare
e là sarebbe morto. La cronologia della sua attività non va oltre l'anno
127. Scrisse sedici satire in esametri, che offrono una minuziosa e vivace
descrizione della società romana del suo tempo, di cui Giovenale deplorava,
con aristocratico sdegno, la disgregazione e il degrado morale.
L'aristocrazia
era priva del potere politico, mentre i liberti erano sempre più ricchi e
potenti; le famiglie nobili, che un tempo proteggevano gli artisti, erano
ormai immiserite o scomparse, mentre i nuovi ricchi, avari e incolti,
causavano l'indigenza dei letterati e la decadenza della cultura. Anche
l'emancipazione femminile fu sottoposta a una spietata requisitoria, in
quanto causa di immoralità e corruzione. I suoi versi violenti e indignati,
il suo stile realistico e vigoroso hanno prodotto una delle opere più
vitali della letteratura latina, opera che divenne il modello di molti
satirici del Rinascimento e che nel Seicento e Settecento suscitò grande
ammirazione.
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