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Il mandolino
Embergher, realizzato
in ben dieci modelli, da studio, da orchestra e
da concerto, si distingue dagli altri strumenti
analoghi per il numero di doghe in acero o
palissandro che ne compongono la cassa armonica (da ventotto a trentacinque, a seconda dei
modelli), dello spessore di pochi millimetri
(solo 2 mm nei mandolini da concerto mod. 5 e 5 bis) e per il numero dei tasti
(ventinove), che
consente di raggiungere l’estensione di suono
propria del violino (La 6°). Inoltre il
prolungamento dei tasti della seconda corda
permette di raggiungere il Sol 5°.
Queste
caratteristiche, apprezzatissime dai
mandolinisti più famosi, rendevano possibile
l’esecuzione di un repertorio classico vastissimo. Anche le corde erano realizzate
secondo un brevetto originale Embergher-Cerrone,
così come i copricorda, le meccaniche ed i
principali accessori dello strumento.
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Nei modelli di particolare pregio,
come il 5 bis
(foto a lato),
le doghe della cassa armonica
erano scannellate, in modo da conferire maggiore
sonorità allo strumento. Il piano armonico, in
abete verniciato, era leggermente piegato
all’altezza del ponticello.
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I 5 bis erano
dotati di una meccanica speciale, brevettata da Embergher, che consentiva un rapido cambio delle
corde e manteneva a lungo l’accordatura.
Una particolare attenzione era
dedicata al momento della decorazione, in cui
venivano adoperati materiali come madreperla,
tartaruga, celluloide, avorio, osso. I liutai
arpinati seppero conciliare nei loro strumenti
gusto estetico e perfezione acustica,
realizzando strumenti dalle linee estremamente
aggraziate, arricchiti con elementi decorativi
eleganti ed essenziali.
Tipico dei mandolini
Embergher più pregiati è lo scudo o battipenna
in celluloide ed avorio, a forma di foglio
parzialmente arrotolato.
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