LA LIUTERIA AD ARPINO

 

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Antonio Luigi Embergher (1856-1939) fu valentissimo costruttore di strumenti a plettro. Figlio di un ebanista di Alvito (sembra infatti che gli Embergher fossero giunti in Valcomino dal Tirolo durante il Settecento, per partecipare in qualità di artisti del legno alla realizzazione del coro di Montecassino) e dell’arpinate Maria Ciccarelli, aprì il suo laboratorio in Vicolo Morelli, nel 1880. Operò anche a Roma, nelle botteghe di Via Belsiana e Via delle Carrozze. Suo allievo e continuatore fu Domenico Cerrone (1891-1954). Quest’ultimo, entrato in bottega nel 1905, all’età di quattordici anni, subentrò all’Embergher nel 1938, e rimase alla guida dell’attività fino alla sua morte, nel 1954. Con il figlio di Cerrone, Giannino, la bottega continuò ad operare saltuariamente fino al 1962, anno della definitiva chiusura. Tra gli altri liutai arpinati che operarono con i due Maestri, ricordiamo Benedetto Macioce, Michele ed Alberto Quadrini, Pasquale Pecoraro, Alfredo Rea, Loreto Ranaldi. Alcuni di essi continuarono la tradizione liutaia costruendo strumenti in proprio.

Nel periodo di massima floridezza, la bottega Embergher-Cerrone contava ben quindici dipendenti tra liutai, falegnami, intagliatori e rifinitori,  ed arrivava a produrre circa cento strumenti al mese. La ditta era specializzata nella realizzazione del mandolino romano (o napoletano), a quattro corde doppie : un tipo di strumento che tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento conobbe una straordinaria fortuna e diffusione, sia dal punto di vista concertistico che dell’arricchimento del repertorio. Embergher apportò modifiche e migliorie allo strumento, brevettando i suoi sistemi e creando esemplari dalla sonorità perfetta, particolarmente agevoli da suonare grazie ad una serie di speciali accorgimenti tecnici che, uniti all’eleganza delle linee, resero celebri e ricercatissimi i mandolini del Maestro arpinate.

Accanto al mandolino romano, nel laboratorio si fabbricavano anche tutte le varianti dello strumento: terzino, mandoliola, mandoloncello, mandolbasso, mandolcetra. Si deve infatti all’Embergher la realizzazione del “quartetto a plettro”, (foto 1) composto da due mandolini, una mandoliola ed un mandoloncello, le cui qualità acustiche e timbriche erano in grado di permettere l’esecuzione del repertorio musicale proprio del quartetto d’archi, tradizionalmente formato da due violini, una viola e un violoncello. Tra i modelli più originali usciti dalla bottega, si annovera la  mandolcetra, o “cetra Madami-Embergher”, realizzata da Embergher attorno al 1925 su disegno originale del musicista romano Aldebrando Madami per le esigenze della sua orchestra.

Mandolini ed altri strumenti a corda fabbricati nella bottega arpinate vennero a lungo esportati in tutto il mondo (Brasile, Giappone, India, Inghilterra, Germania, ecc.) e furono celebri e ricercati per le loro caratteristiche di sonorità e di estetica, guadagnando all’Embergher prestigiosi riconoscimenti internazionali, tra i quali le Medaglie d’Oro alle Esposizioni Internazionali di Vienna nel 1897 e di Torino nel 1898. 

Liuto della Regina Madre di Russia

Tra i “clienti” più illustri della bottega si annoverò persino l’Imperatrice Madre di Russia, Maria Fedorovna, che nel 1902 fece acquistare per sé un mandolino Embergher,  riccamente decorato. (foto a lato)

Strumenti di fabbricazione Embergher-Cerrone vennero suonati dai mandolinisti più famosi del Novecento, da Antonio Berni a Silvio Ranieri, a Nino Catania, a Giuseppe Anedda (per citarne solo alcuni).

La politica autarchica fascista colpì duramente l’attività della bottega, i cui prodotti erano in gran parte destinati al mercato estero. Dopo un periodo di chiusura della liuteria (nel 1930) ed una  breve riapertura sotto la direzione del capo operaio Benedetto Macioce, nel 1938  Embergher nominò suo successore Domenico Cerrone. 

Con Cerrone, (foto a lato) negli anni Quaranta, la produzione si estese anche alle chitarre. Egli fabbricò anche una quindicina di violini  modello Stradivari, esportati soprattutto in Germania.

Domenico Cerrone

Fu socio fondatore dell’Associazione Nazionale di Liuteria Artistica Italiana. Le chitarre Cerrone ottennero prestigiosi riconoscimenti nelle esposizioni di  Firenze  1951 e di Ancona 1957 (medaglia d’argento postuma).  

 

Foto:
     1) Quartetto Classico a Plettro "Burdisso"  
 2)  Mandolino Embergher 
 3)  Bacheca del Museo 
 

 (Testi e immagini © - Museo della Liuteria di Arpino)

   
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