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Notevole come la provincia conservi, in uno
spazio ovattato e di prospettiche profondità, personaggi e
avvenimenti altrove introvabili, quasi un teatro d'ombre, in un
ristagno del tempo che a noi ritorna inatteso come da vecchie,
sfocate foto di famiglia. Vittorio Miele è uno di questi appartati
personaggi, che convive su due iter paralleli: interessi artistici e
memorie drammatiche strettamente intrecciati. A Cassino, dove Miele è nato nel 1926, sono ancora visibili i segni dell'ultima guerra: cicatrici e crateri in terra, cicatrici e ferite nell’animo di chi, questi anni tragici, ha vissuto in prima persona. |
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Il 15 febbraio 1944 su Cassino, centro del teatro bellico, si abbatté l'Apocalisse. Crolla l'antico monastero benedettino, già in parte smantellato; crolla quasi l'intera montagna; scompare il punto geografico di un’altissima civiltà sotto le bombe che profanano natura e fede. Miele è lì al centro del caos, abbarbicato ad un precario rifugio di terra insieme al padre, e proprio davanti agli occhi terrorizzati del ragazzo, il padre scompare nel rovinio che cancella totalmente il suo mondo domestico, il suo affetto più profondo la sua sicurezza familiare e lascia una insanabile ferita nel suo animo. La vita di Miele resta segnata da quella interminabile giornata di sangue e terrore. Lo shock lascia un’impronta anche nel suo
fisico: tarchiato, scuro, malinconico, Un dolore che non grida, non chiede vendetta,
che si stempera in una immagine-memoria di tutto rispetto e sfocia
in pittura. Colori spenti, delicati, sfumati, terrosi, paesaggi
noti, case tra i campi velati, figure di donne dolenti. Non un'immagine romantica, ma la proiezione di
un'emotività arrovellata, muta, che si esprime in colori, ricca di
fermenti culturali e di radici locali. di accorsi postimpressionisti, di nostalgie fantastiche. Da questa pittura liberatoria esce una
personale catarsi, una lacerante ricerca per superare il labirinto
della memoria, per raggiungere, con meno strazio, il punto intimo,
segreto, dove dolori e ricordi accettano il dolore, che ad ogni vita
è ugualmente riservato. Il paese, la provincia, la Ciociaria cioè,
conservano tra le loro ondulate colline la lontana presente memoria
di Miele, e in un certo qual modo, oggi, lo compensano con il
riconoscimento del suo talento artistico, con la quiete che aleggia
sull'intera regione, all'ombra del monastero benedettino
ricostruito. Ombra che si allunga, alta solenne pacificatrice, sulla
pianura costellata di croci, a monito di un tempo di barbarie, di
cui tutti noi siamo consapevoli, addolorati e in parte
responsabili. Umberto Mastroianni |
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