|
Le rose per il cuore e la sua terra all'anima
- (Nino Cellupica)
Nella pittura della Nalli Scirè c'è il compiacimento di essere se stessi, un compiacimento che dissolve ogni discorso e che fa diventare la pittrice ch'è nata e vive sulle rive dell'amato Liri di Ceprano il "dovere di essere donna", madre e, innanzi tutto, figlia della stessa pittura. Una pittura che, nel volgere di molte personali e collettive è diventata visione, verità di sostanza e verità di valori.
Gigliola è movimento, luce, spazio, contemplazione; trascrive nella propria tensione coloristica quello che ha davanti, quello che vede e che sente dentro con amore. Trasferisce, cioè, laddove la sua opera è un paesaggio ciociaro tutta la sua vitalità e l'anima nelle creature che rappresenta: fiumi, laghi, case, alberi, cieli, sempre in una dimensione affettiva, costante. E’ per questo che i suoi quadri su Ceprano, Arce, Rocca D'Arce, Pontecorvo, Isoletta sembrano restituirci, con l'immagine, anche il fascino, la storia e l'odore dei luoghi rappresentati. La pittura, per l'Artista, è la esaltazione dolce quasi crepuscolare delle cose; un rifiuto alla oggettività della percezione che sottolinea la maturità segretamente avviata a partire da un lontano 1954, ad oggi! Manlio Sarra suo maestro insigne, il pittore dei mercatini borghigiani, delle processioni paesane, dei balli sull'aia, delle barche sul Fibreno e delle spumose cascate di Isola del Liri accompagnate da figure, paesaggi, visi di fantasiose ciociare degli altipiani, da giardini tristi nell'inoltrato autunno aveva visto ed intuito bene, aveva saputo leggere negli occhi di Gigliola la sua predilezione per l'arte. Fu infatti Manlio a suggerirle di affezionarsi alla natura fiori , alla sua terra, al suo fiume. Fu proprio Sarra a raffinarla, facendola accostare più da vicino alla pittura, come una farfalla ad un fiore.
Infatti, Gigliola, predilige i fiori a tutto campo, in particolare le rose di colore rosso, giallo, rosa tenue; ama i paesaggi e, poco il figurativo. E’, la sua, un'anima decisamente "floreale" che vede, dopo gli affetti della famiglia, fiori stampati sul petto di ognuno di noi. I suoi colori sono solari, luminosi, ma non abbaglianti; i lillà delle delicate peonie, quelli più impalpabili delle mimose di primavera, i toni verdi nelle varie sfumature e ombreggiature, quelli degli albereti sulle sponde del Liri, del lago di Isoletta o, anche delle campagne romane. Colori tenui, insomma, in una chiave interpretativa tutta al femminile: una musica che ti accompagna dolcemente.
Betù un buon maestro padano l'ha per così dire, ancor più affinata, ingentilita nella forma, nei volumi, nei giochi che la mutevole luce combina sulle tele, all'improvviso, come una emozione. E, quale emozione migliore, per noi, se non quella di colloquiare con un quadro?... Sulle rive del fiume di casa traspare una sensibilità parlante, quasi morbosa, Gigliola parla con le acque e le dipinge. Ma, il suo, non è uno stato d'animo inquieto. L’acqua, per Gigliola, è un po lo specchio dell'anima, l'appagamento di un sogno nella realtà fluviale, colori che cantano, vibrano... La pittrice cepranese non accentua mai la tonalità del colore che dissolve la materia fino, quasi, alla evanescenza, fino a decomporla nella sua unità: i fiumi, i laghi, i fiori, gli alberi, le nature morte comunque collocate, le case, i cieli diventano veli di memorie, suggestioni di ricordi, immagini fluttuanti nella semplicità di uno stile gradevole alla nostra mente in cerca di spazi dove collocarsi a godere la natura.
Forse non è sbagliato affermare che Gigliola è, una "naturalista" che non pone cerebralismi. La sua scrittura di pittrice è lineare, giovanile, interpretabile all'istante con una impronta di descrittivismo romantico che, non guasta dì fronte alle stravaganze di una pittura di invenzioni prossima al duemila.
“I nostri rapporti quotidiani - per dirla con Vittorio Sgarbi - non sono più i nostri rapporti con la bellezza dei paesaggi bensì con città orrende, confuse e confusionarie. Tutto questo che ci porta lontani dal contemplare le rose dei roseti di maggio o il più distensivo tramonto di mare o di montagna, l'estasi di un'aurora o il canto di un'uccello ci ha fatto capire che è finita completamente un'epoca e che, in fondo, per sacrosanta verità, se non reagiamo è perchè non c'è più nessuna possibilità a
reagire".
Da queste tele che profumano di terra, di fieno, di rami protesi sui nostri laghi ritroviamo il Cicerone sul Fibreno a meditare le Catilinarie. Sui petali dei fiori di Gigliola
"brucia la nostra vita e, sulle acque tranquille "postesi”, appena increspate dall'ultima brezza di una chiara notte di agosto, passa il tempo chiuso in una cornice dorata di eternità". Date al poeta e agli altri una rosa rossa d'amore portata dalle acque e firmata
Gigliola.
*
* * * * * * * * * * * * *
|