Gruppo Folk "Città di Castro"

La Foto del Gruppo Folk "Città di Castro" 

Gruppo Folk "Città di Castro"

La calzatura dei nostri avi era la “Ciocia”. Essa identifica e da il nome all’intera nostra terra. E’ costituita da un rettangolo di cuoio, ripiegato sulla punta, con funzione di suola e di tomaia. Lunghe strisce di cuoio “Strenghe” bloccano il piede, il polpaccio e la gamba, già coperti con pezze di tela, con un complesso intreccio.

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Gruppo Folk "Città di Castro"
03020 - Castro dei Volsci (FR) 

 

 
Gruppo Folk
Città di Castro dei Volsci
Associazione per la Cultura il Folklore
e gli Sport Popolari

Gruppo Folk "Città di Castro"L’Associazione per la Cultura il Folklore e gli Sport Popolari nasce nell’agosto 1980 come Gruppo parrocchiale ad opera del parroco don Giacomo Incitti, per proporre ai giovani un nuovo modo di stare insieme.

Il gruppo esordisce in onore della festa religiosa di Sant’Antonio nella popolosa contrada di Madonna del Piano, e vi partecipano numerosi ragazzi che a seguito del successo riscosso decidono di voler creare un vero e proprio gruppo folklorico, con l’intento non solo di portare avanti il fine del parroco, ma anche quello di ricercare e far conoscere il nostro paese nella sua vita quotidiana di un tempo ormai lontano, attestato solo da vecchie ma stupende fotografie e da qualche racconto tramandato ai figlioli ormai avanti con l’età.

Con la denominazione di Gruppo Folk “Città di Castro”, nome semplice come la nostra terra e la nostra gente inizia la carriera che porterà nel corso degli anni il Gruppo a vivere e sopravvivere, ma soprattutto a far rivivere i tempi lontani, quando non esisteva ancora la frenesia e lo stress dei tempi moderni, ma solo la dura fatica dei campi, ricompensata però da tanta energia sprigionata poi nell’ ”aia” dove tutti insieme si , mangiava, beveva e ballava fino a notte fonda.

Gruppo Folk "Città di Castro" 

 

 

 

 

 

 

 

L’Associazione non ha fatto e non fa altro, quindi, che carpire dal bagaglio delle testimonianze culturali quelle più autenticamente popolari rendendole a nuova vita attraverso la rappresentazione, con particolare attenzione alla riscoperta dei fenomeni linguistici ed alle pratiche rituali per elevare a consona dignità quei personaggi e quelle categorie di individui che la cultura ufficiale aveva per secoli ignorato o maliziosamente ritenuto subalterni.: in questa terra di confine, limite dello stato pontificio e storicamente soggiogata dalla cultura ecclesiastica della capitale, ed anche baluardo verso i regni del meridione d’Italia, esistevano due realtà parallele; una solare, diurna, ossequiosa delle forme e rispettosa delle regole, abitata da preti, da pie donne e cristiani timorati di Dio, molto tranquilla e spenta, l’altra oscura, notturna, intrisa di elementi arcani ed ancestrali, popolata da “monecacieglie”, streghe e briganti, ma anche più viva e vera.  

  
     
  

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