Al centro dell'Italia c'è uno scrigno dove la natura ha riposto il massimo splendore di freschezza e dove l'acqua ha ancora i suoi colori e i suoi profumi.
Sono quelli delle piante, delle luci e degli animali che vivono nel lago e nel fiume Fibreno, un patrimonio naturale che, pur trovandosi tra Roma e Napoli, è restato miracolosamente intatto perché poco distante dalle principali direttrici di "sviluppo", in un angolo della provincia di Frosinone dove la terra di Ciociaria s'incontra con i bei rilievi calcarei da cui inizia il versante laziale del Parco Nazionale D'Abruzzo, Lazio e Molise. Ed è proprio da questi monti, da queste rocce, che proviene la ricchezza dell'acqua limpidissima sempre fresca ed abbondante tutto l'anno, addirittura più fluente proprio in luglio ed agosto quando è ancora più preziosa.

L’acqua del Fibreno sgorga dalla roccia in vari punti con una temperatura pressoché costante di circa 10° C e con una portata media di 10.900 litri al secondo, con il massimo nei mesi primaverili o estivi quando le piogge e le nevi dei mesi freddi, dopo aver attraversato gli strati carbonatici dei massicci, arrivano a contatto con la piana argillosa ed impermeabile che le costringe a sgorgare in quella grande sorgente, ampia quasi 30 ettari che si chiama lago di Posta Fibreno.

Da questo Lago e dal rio di Carpello sorge il Fibreno, il cui nome potrebbe essere derivato dalle "fibre" vegetali che formano la vegetazione acquatica o da un'antica popolazione di Castori europei (Castor fiber) successivamente estintasi (1213), il fiume lungo il quale i Sanniti, nel 294 a.C., bloccarono temporaneamente l'avanzata dei Romani con un'ardita incursione all'interno dell'accampamento romano situato in prossimità dell'attuale Ponte Tapino, il fiume di Marco Tullio Cicerone che visse nell'Amaltheum, la villa paterna situata sull'isola che ora ospita la bella Abbazia cistercense di S. Domenico, proprio dove il Fibreno termina il suo cammino gettandosi nel fiume Liri. Il Fibreno è un vero gioiello della natura: un originalissimo specchio d’acqua che si dilata e si allunga naturalmente, creando forme, suoni e colori unici, che offre ospitalità e rifugio a diverse specie di pesci (la rarissima trota macrostigma) e di volatili e vi dimora una flora variopinta e profumata. 

Attraverso il sapiente lavoro di Bernardo Bartolomucci (autore del libro “I colori dell’acqua” – il patrimonio del fiume e del lago Fibreno), studioso e estimatore del Fibreno, della sua storia, delle sue tradizioni, della sua importanza e del suo valore naturalistico; vi proponiamo questo viaggio virtuale (per quanti ancora non lo conoscessero), alla scoperta delle bellezze del lago e del fiume Fibreno.

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Panorama del lago (F.Assante)

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Trasparenza delle acque nelle vicinanze dell'isola galleggiante (F. Assante)

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Abili barcaioli sulla caratteristica "nàue" imbarcazione usata nel lago

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La "peschera grande" (costruzione in pietra costruite nell'acqua per tenere in vita grosse quantità di trote pescate)

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Il fiume Fibreno in un tratto a monte del ponte della superstrada Sora-Atina

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Villa Gallio (1597) lungo le sponde del fiume Fibreno

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Immersione nella fossa "Le Codegliane" (J.J. Meusy 74)

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Vecchio barcaiolo di Posta sulla caratteristica "nàue"

Panorama dell'isola galleggiante (formata in seguito all’esplosione di una sorgente sotterranea, una piccola isola galleggiante, di forma conica con la punta immersa nell’acqua, composta di torba e radici e al centro da una fitta flora mobile, si sposta con le correnti d’acqua o con il vento)
  
 

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I Colori dell'acqua ...
il patrimonio del fiume e del lago Fibreno

 
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