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Museo d'Orsay

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Ritratti di donne ciociare

Il Museo d’Orsay di Parigi dal 7 aprile p.v. al 19 luglio presenta la esposizione di Ernest Hébert (1817-1908) la cui opera, escludendo quella realizzata su commissione e quella religiosa, verte in massima parte sulla illustrazione dei personaggi in costume ciociaro di cui l’artista si fece appassionato cultore e divulgatore. Alcune di queste opere ebbero enorme successo e conferirono all’artista fama e gloria.

Ora il prestigioso Museo d’Orsay organizza la esposizione di queste opere ciociare del pittore e la manifestazione rappresenta dunque per il costume ciociaro e per la Ciociaria e quindi per l’Italia tutta un avvenimento semplicemente mondiale dato il prestigio del Museo e il fatto che i visitatori sono migliaia ogni giorno e di tutto il mondo.
L’unico aspetto a dir poco sgradevole della prestigiosa manifestazione è che il titolo della mostra parla non di Ciociaria bensì di ‘Lazio’. E se non si interviene, da parte di qualche istituzione culturale ciociara o regionale, in qualche modo per lenire e addolcire tale macroscopica incongruenza se non errore vero e proprio, succederà che la situazione storica e artistica del costume ciociaro diventerà ancora più incerta e lacunosa. Lo studioso o la studiosa che ha preparato la mostra non ha capito molto delle peculiarità del costume ciociaro e del suo importantissimo ruolo nella storia dell’arte.

E’ vero che se si esclude il libro “CIOCIARIA SCONOSCIUTA” nessuno ha mai affrontato questo soggetto in maniera scientifica, epperò non è accettabile per esempio che si scriva –come ha fatto lo studioso di cui sopra- che le cioce sono come le espadrillas spagnole: questa è pura follia imperdonabile o che Cassino si trova in Ciociaria ma Subiaco nel Lazio! Confusione su confusione, errori su errori, tutto a danno del costume ciociaro. Eppure non poche opere importanti del pittore portano i seguenti titoli: “Ragazze di Alvito”, “Donne alla fontana di Ceprano”, “Le fienatrici di Cassino”, “La prigione di Cassino e Crescenza”, “Le ragazze di Cervara”, “Il contadino ciociaro”, “La ciociara con l’organetto” e altri ancora a connotare dunque la ciociarità totale e quindi inconfondibile delle sue opere esposte e che comunque i personaggi sono originari di un luogo ben determinato e non di un altro.

Ci troviamo dunque di fronte ad una vecchia realtà che si ripete ancora. Cioè sia gli studiosi del folklore italiani e sia, a mio avviso, le istituzioni ciociare, nella loro storia non sono stati in grado non solo di non individuare la rilevanza e le peculiarità del costume ciociaro nell’arte europea quanto non sono stati in grado nemmeno di riconoscerlo e di dargli il giusto nome e quindi si continua a dare a questo costume ogni volta che appare sul mercato o altrove, le denominazioni più inverosimili e strampalate. Ho scritto più di una lettera al Museo per eliminare almeno alcuni errori clamorosi presenti nei loro servizi pubblicitari che annunciano la manifestazione e il Museo ha recepito le mie osservazioni e corretto i comunicati stampa ma il titolo della manifestazione è rimasto: “Contadini del Lazio”. Cioè succederà, purtroppo, che il visitatore sarà portato a dedurre che quei costumi immortalati da tutti gli artisti europei per la durata di oltre centocinquantanni si potranno rinvenire anche a Rieti o a Viterbo o a Latina e che non hanno un nome, una paternità esatta! Dedurranno che i pifferari e gli zampognari di Picinisco e di Villalatina e di Atina e di Valerotonda erano invece originari di Rieti o di Viterbo e lo stesso i briganti di Sonnino o di Itri li troviamo ad Acquapendente o a Civita Castellana! Follie. Certo è che se le nostre autorità fossero state attente a quanto avviene intorno a loro, quindi essere aggiornati e informati –come ci si aspetterebbe- e ovviamente sensibili a certi fatti culturali che ci riguardano direttamente, avrebbero avuto tutti i mezzi tecnici e il tempo necessario per intervenire e magari far correggere certi errori.

Quindi per evitare o diminuire la confusione di cui sopra e che cioè il costume ciociaro di Alvito o di Cassino si possa ritenere in uso anche a Viterbo o a Rieti o a Latina, qui si innesta un intervento ancora possibile e forse determinante, comunque altamente qualificante, da parte delle nostre autorità sia esse, principalmente, provinciali e sia regionali. E cioè offrire al Museo d’Orsay la propria collaborazione e proporre per esempio la messa a disposizione –per tutta la durata della mostra- di una coppia di costumi ciociari da collocare nello spazio espositivo, quali quelli realizzati dalle contrade del Gonfalone di Arpino. Inoltre proporre, in due o tre occasioni durante il periodo espositivo, la disponibilità di una coppia di pifferari e di zampognari che, tra l’altro, nella pittura occidentale setteottocentesca sono uno dei soggetti più ricorrenti e più amati e a Villalatina e Atina e Picinisco ve ne sono veramente di valenti e di magistrali a portare avanti questa antica strumentazione. Infine mettere anche a disposizione qualche gruppo folkloristico previamente guidato e controllato nella congruità del costume.

E’ vero purtroppo che il titolo di “Hébert e i contadini del Lazio” è una terribile diminutivo per la Ciociaria e per la Storia dell’Arte ma questa del Museo d’Orsay resta comunque la prima manifestazione addirittura di carattere mondiale dedicata al costume ciociaro. Una possibilità dunque per le nostre istituzioni assolutamente da non mancare e perciò di partecipare e quindi di non continuare a restare sempre gli ultimi arrivati in cose d’arte e di cultura: il loro intervento come più sopra suggerito è un fattivo e pertinente modo di inserirsi nello svolgimento e perciò nella caratterizzazione della manifestazione. Il Museo d’Orsay è pronto a recepire e a collaborare.



Prof. Michele Santulli

Personaggi in costume ciociaro

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