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Si stagliano imponenti, fino a cinque metri di altezza, e massicce, con uno
spessore di circa un metro e mezzo, per una lunghezza di oltre ottanta
metri, seguendo le curve del colle prospiciente la vallata del
Rio Secco, proprio a ridosso della Centrale Idroelettrica di Olivella, in territorio comunale di S.
Elia Fiumerapido. Sono le ciclopiche mura poligonali di Costalunga,
impropriamente dette "di Monte Cierro", rinvenute circa 10 anni orsono
sulle colline circostanti il monastero di Casalucense, alle propaggini di Monte
Cifalco (m. 947). L' instancabile Sabatino Di Cicco se le trovò
improvvisamente ed inaspettatamente di fronte, nella primavera del 1993,
mentre, passo dopo passo ed armato della sua tipica paziente tenacia, seguiva le tracce del
percorso dell'acquedotto romano (I sec. d. C.) che dalle sorgenti di Valleluce
portava l'acqua all'antica Casinum. Mai nessuno, da secoli addietro e fino a
quel momento, ne aveva fatto menzione. Gli enormi massi che compongono la
muraglia, sono ben sovrapposti e saldati fra loro senza la benchè minima ombra
di un qualche legante cementizio di sorta. Si trovano a quota 338, verso nord
rispetto al Santuario di Casalucense e circa 150 metri più in alto dello stesso.
La parte più lunga della muraglia si affaccia sulla gola del Rio
Secco, dirimpetto all'antica via pedemontana che da Interamna Lirenas e quindi, da
Casinum conduceva ad Atina: un baluardo a difesa del passo verso la Valle di
Cominium, evidentemente e, probabilmente, proprio i resti dell' antica Amiternum
sannitica, distrutta dal console romano Spurio Carvilio nel 293
a.C., nel corso della 3° Guerra sannitica. Guardando verso sud, si vedeva bene l'Acropoli della
cittadina osco-sabellica di Cascum, divenuta poi la Casinum dei Romani, così
come oggi è ben visibile il Monastero di Montecassino. Il percorso
sud-ovest del circuito di queste mura è in parte rovinato, ma i
massi che le componevano sono ancora sparsi lì attorno. Da sud
a nord e, quindi, volgendo verso nord-est, la muraglia, per circa
un centinaio di metri, è ancora completamente intatta. Un altro tratto di circa quaranta metri di lunghezza lineare è
ben conservato sul versante est del colle ed ha un'altezza di oltre i
cinque metri. L'intero circuito murario doveva essere di 300 metri di perimetro: si tratta di mura
costruite con tecniche di 1° e 2° maniera. All'estrema convergenza nord-est si
apre un varco di accesso alla fortificazione. Sempre da nord-est proseguiva,
diritta per altri cinquanta metri circa, una muraglia costituita, per lo più,
da massi ed asperità naturali per poi svoltare di nuovo verso nord, per oltre 120
metri, con mura ben costruite che si inoltrano in una fitta ed
intricata boscaglia di rovi e che si interrompono a quota 362. Dall'altro lato e cioè sul
versante sud, a quota 230, sotto il ciglio dell'attuale rotabile per Pratolungo,
un altro spezzone di mura di 2° maniera, lungo circa dieci metri e alto
fino a cinque, lascia supporre che era collegato all'angolo sud della cinta di quota
338. Ad avvalorarne l'ipotesi vi sono, sulla stessa dirittura, speroni di roccia
e massi in parte caduti o rotolati più a valle. Dalle mura di quota 230
proseguono, verso sud, nascosti dalla fitta vegetazione, ulteriori tratti di
enormi massi, in linea, per circa cento metri e fino a quota 213.
In quel punto doveva aprirsi la Porta Sud-Ovest, attraverso la
quale passava il tratturo, ancora esistente, anche se riattato, che conduceva fino
alla Porta Nord-Est e quindi fino ad Atina. Da quota 213 fino a
quota 476 (un dislivello di 263 metri per una lunghezza lineare di oltre 300 metri da ovest
verso est) speroni rocciosi, strapiombi ed asperità naturali,
costituivano vere e proprie difese rivolte verso sud. Proprio lì, sull'altura di Campopiano, a
quota 476, altre mura ad angolo retto, per un totale di circa 150
metri di lunghezza e rivolte, in parte verso ovest, in parte verso sud, lasciano pensare a
ciò che resta della probabile acropoli di questo antico insediamento umano riferibile ad
un'epoca che potrebbe andare dal VI al IV secolo prima di Cristo. L'intera cinta muraria
doveva avere un perimetro di oltre 2,5 km. Al suo interno, non solo turrite
fortificati ma anche siti abitati, campi coltivati, pascoli e luoghi di
culto religioso. Da nord-est a sud-ovest lo attraversava per intero un limpido
torrente arricchito da sorgenti del posto. Le abitazioni occupavano
un'area che andava, a forma di ferro di cavallo, da nord ad est ed addossate alle mura più
protette dalle alture di Monte Cierro (m. 457), dei primi balzi di Monte Cifalco
e dell'alto colle dell'acropoli. Al centro, nella vallata di Cisternole, a quota
312 e solcata dal suddetto torrente (oggi, torrente Prepoie), pascoli e campi
coltivati. Poco più a nord della Porta Sud-Ovest, a quota 232,
sulla riva sinistra del torrente, l'Ara sacrificale tipica delle
popolazioni sabelliche o, nella fattispecie, sannitiche: un enorme monolito squadrato e
lisciato con, al centro, scolpito un cerchio del diametro di circa due metri. Vi si accedeva da
est e, sul lato opposto del monolito, all'esterno nord del cerchio, vi era
scavato un canaletto di scolo, da sud-ovest a nord-est. Di sotto, a nord del
monolito, la stipe votiva. Doveva con molta probabilità trattarsi di un luogo
di culto, sacro al dio Mavors (o Mamerte), il futuro Marte dei
Romani. In suo onore vi si sacrificavano, a primavera ed in autunno, cavalli o tori. Del culto
di Mavors, presso le popolazioni sabelliche, erano custodi i sacerdoti Salii ed i
riti, come in questo caso, erano propiziati in luogo boscoso, il
"lucus". Il territorio qui descritto è oggi comunemente noto, a S.
Elia, con il nome di Salauca. Che derivi proprio da "Salii lucus":
bosco sacro custodito dagli antichi sacerdoti di memoria sabellica, i Sacerdoti
Salii ?
Benedetto Di
Mambro
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Costalunga:
un tratto delle mura poligonali di Costalunga (nella foto
Benedetto Di Mambro ed Emilio Pistilli)
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Casaluce:
il Monastero benedettino di Casalucense e, a sinistra, la cima
biforcuta di Monte Cifalco.
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Vallerapido: Sant' Elia Fiumerapido e la sua valle
solcata dal fiume omonimo
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