Ciociaria: turismo, eventi, cultura, arte, tradizioni e folklore, notizie ...


Vai ai contenuti

Menu principale:


Noi le creature della notte ... gufi, civette & co.

cultura > natura & ambiente

Ritratti di donne ciociare

Sin dalla civiltà paleolitica, gli uccelli notturni hanno colpito la fantasia di quegli uomini, cacciatori e raccoglitori, sicuramente attenti e sensibili osservatori del loro ambiente. Ne è la prova una immagine scolpita sulla roccia delle pareti della grotta Trois Frères in Francia, che ritrae l'inconfondibile profilo di due civette con i loro piccoli.

Con il trascorrere dei millenni, il rapporto tra uomo e animali, si è arricchito anche di contenuti culturali che nulla o quasi hanno a che fare con la realtà naturale.
L'uomo ha attribuito ad alcuni animali un significato simbolico che ha pesato sulla esistenza di una povera e inconsapevole creatura la quale si è ritrovata portatrice di inaudite disgrazie o elargitrice di eventi favorevoli.

Una di esse, la piccola civetta (Athene noctua), vede il proprio nome scientifico ispirato dalle sue abitudini notturne e dal nome di una dea, Atena (Minerva), di cui era il simbolo consueto, allusivo allo sguardo glauco della dea.
Infiniti gli esempi e le notizie che ci fornisce la tradizione popolare a proposito degli Strigiformi (tra questi: Gufo, Barbagianni, Assiolo, Civetta, Allocco).

Ai nostri giorni, sebbene la conoscenza scientifica di queste "creature della notte" abbia raggiunto un altissimo livello, tuttora persistono, nella nostra cultura, immagini e superstizioni legate alle antiche credenze.
Due esempi:
1. Nei cartoni animati nel mondo del bosco, un vecchio gufo rappresenta sempre la "Saggezza"
2. A tutt'oggi, nel nostro mondo ipertecnologico, la civetta spaventa ancora con il suo verso che "sarebbe" apportatore di disgrazie.

A questo secondo esempio, possiamo provare a dare una spiegazione:
"Bisogna stare attenti dove la civetta rivolge lo sguardo quando canta la notte perché, sicuramente, in quella casa si avranno disgrazie.
In realtà, tale credenza popolare è legata alle abitudini di vita durante il Medioevo, quando le uniche sorgenti di luce notturna erano dei lumini a olio o qualche candela che restavano accesi solo quando era indispensabile; una di queste occasioni era la presenza in casa di un ammalato molto grave o moribondo, bisognoso di assistenza.

Quella debole fonte di luce che filtrava dalla finestra, attirava insetti e piccoli animali che costituivano facili prede della civetta in agguato. Spesso capitava che l'ammalato morisse e la sua morte veniva associata alla presenza della civetta il cui sguardo era rivolto verso quella casa e il cui canto, lugubre, certo non melodioso e proveniente dalle tenebre, alimentava simili superstizioni.

Oggi gli studi sugli animali ci insegnano che la presenza della civetta può essere solo benefica e poterne ascoltare il canto è un privilegio, data la sua grande utilità."

(dal libro "Territorio vivente - Ambiente, Flora e Fauna - edito dall'Amm.ne comunale di Ceccano-2002 - pagg. 25-26)

Proverbio
Il saggio vecchio gufo stava su una quercia,
più esso sapeva, meno parlava,
meno parlava più ascoltava,
perché non possiamo tutti fare come questo saggio, vecchio uccello.
Anonimo

(dal libro Rapaci Notturni nella realtà e nella leggenda - J. Sparks - T. Soper - Ed. Edagricole)
Si tratta di un testo che offre una lettura piacevole e illuminante.

UNIONE ORNITOLOGICA CIOCIARA


Menu di sezione:


Torna ai contenuti | Torna al menu