Luigi Alonzi alias "Chiavone" 

brigante (Sora)

Il personaggio è proposto non certo per i meriti acquisiti, ma quale rappresentante più conosciuto, di quel fenomeno denominato “brigantaggio”, che si manifestò intorno alla fine del 1800, sul nostro territorio. Iniziò ad operare nel territorio sorano intorno al 1860, ed in poco tempo divenne molto famoso e temuto, conosciuto con l’appellativo di “Chiavone”. Egli era un ex sottufficiale dell’esercito borbonico e per l’appoggio dato alla causa legittimista, nell’autunno del 1860 a Gaeta era stato nominato da Francesco II capo di tutti i guardaboschi del distretto di Sora. Nel maggio del 1861 fu promosso, nel suo distretto, capo delle truppe del Re delle due Sicilie ed egli, allora, si attribuì, il grado di “generalissimo delle armate di Francesco II”. 

Costituì una grossa banda composta di ben 350 individui, reclutati tra la gente più misera della selva di Sora e della Valle Roveto, ed installò il suo quartiere generale nel territorio pontificio a ridosso del confine italiano. Con essa condusse molte azioni specialmente dove le truppe erano poco numerose, in battaglia non si esponeva mai. 

Nonostante questo atteggiamento, non certo eroico, fu molto temuto dalle popolazioni rurali e la sua figura venne ben presto circondata da un alone di bizzarra esaltazione. I suoi colpi di mano, sembravano quasi che non avessero alcun filo conduttore né senso logico operativo, ma un solo scopo: colpire dove il nemico era più debole e poi dedicarsi al saccheggio. Questo atteggiamento al lungo porto i sui seguaci verso un bieco spirito di rapina e saccheggio finalizzato ai propri interessi, ben lontano da quello più legittimista avente lo scopo di riportare al trono la vecchia dinastia napoletana.

  
  
     
  

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