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La Pinacoteca del costume Ciociaro ...
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Diciamo che la pinacoteca del costume ciociaro sarebbe a Frosinone quello che, da  sempre, è la pinacoteca dei pittori macchiaoli nei musei di Firenze e di Livorno o quella della scuola napoletana al Museo di  Capodimonte e a quello di San Martino o quella degli Scapigliati  e dei  Divisionisti a Milano e così proseguendo, vale a dire un simbolo e un marchio del territorio.
Ma con la piccola precisazione: al Louvre o al Museo d’Orsay, come pure in tutti gli altri grandi e meno grandi musei del pianeta, è ben possibile che non ci sia alcuna opera macchiaiola o napoletana o siciliana o milanese ma che, al contrario, vi è di sicuro il quadro col personaggio in costume ciociaro, ma non uno o due bensì cinquanta, come appunto al Louvre o al Museo d’Orsay!
Aggiungo che oltralpe anche nella cittadina più sperduta dove c’è un museo civico o una galleria, è presente quasi sicuramente sulla parete il quadro ciociaro, difficilmente gli altri ricordati! Quindi una  autentica apoteosi, tipica e sola del costume ciociaro. E noi?  Ne ignoriamo  la esistenza!!!
E mentre dunque tutte le città italiane onorano e valorizzano  le loro cose che hanno dato onore e prestigio contribuendo altresì all’incremento del valore turistico della città, quindi Firenze, Livorno, Napoli, Palermo, Milano, Torino, Bari ecc., inutile far presente che il solo luogo dove di tali opere prestigiose qui nate, non ve ne è neppure una, è Frosinone, senza menzionare le altre città della Ciociaria Storica, che vivono il medesimo destino, sul quale lasciamo il lettore esprimersi.
E non è che la iconografia del personaggio in costume ciociaro nell’arte occidentale dalla fine del 1700 alle prime decadi del 1900 è una fisima o una velleità del sottoscritto o di qualche altro, bensì è storia, addirittura questo soggetto pittorico ritratto da tutti gli artisti europei, decantato nella letteratura e nella musica, anche dai grandi quali  Malot e Berlioz tanto per citare dei nomi, ha dato origine perfino ad un genere pittorico noto nella storia dell’arte da sempre come  ‘il genere all’italiana’ ‘le genre à l’italienne’! Cioè è come dire: impressionismo, surrealismo, dadaismo, ecc.
Quindi nella trattazione della storia dell’arte occidentale si trovano anche questi due capitoli: pittura di genere o pittura di genere all’italiana e, altro capitolo, il costume ciociaro, analogamente ai capitoli: scuola di Posillipo, pittura macchiaiola, divisionismo lombardo, preraffaelliti, ecc. Se poi facciamo presente che i grandi musei, per esempio quello di Grenoble, quello di Nantes, quello d’Orsay, hanno dedicato esposizioni monografiche ai quadri con soggetto ciociaro, allora la situazione diventa addirittura misteriosa e difficilmente comprensibile. Infatti se le cose stanno così, e stanno così perché, in aggiunta a quanto sopra, tutti i massimi artisti occidentali dell'epoca hanno dipinto il costume ciociaro, quali Manet, Degas, Cézanne, Corot, Van Gogh, Picasso, Sargent, Leighton, Briullov  e mille altri,  e quasi sicuramente non gli altri soggetti menzionati,  allora possiamo sostenere purtroppo che le istituzioni frusinati a seguito della loro non-reattività e ignavia,  hanno arrecato e continuano ad arrecare un immenso danno alla collettività, senza menzionare quello che arrecano alla cultura e alla civiltà.
E quindi anche l’ultimo eterno posto o quasi nelle classifiche nazionali del bel vivere e del buon vivere occupato anche quest’anno dal nostro capoluogo, è ben motivato in quanto arte e cultura sono i primi ingredienti di una società che vuole essere civile perché edificano lo spirito, ampliano gli orizzonti, proiettano nel futuro. Invero cemento armato, asfalto e suv non sono civiltà.
La cosa è oggettivamente così grave che soprattutto alla luce delle cifre perfino iperboliche che si spendono per la cultura e l’arte da parte delle pubbliche istituzioni di ogni natura qui da noi, allora diventa, come dicevo all’inizio, misteriosa e inquietante questa perfino damnatio memoriae di cui è stranamente fatto segno il costume ciociaro, il nostro prestigioso marchio. La presunta e sempre tirata in ballo mancanza di soldi è solo un furbesco alibi, in quanto di soldi ve ne sono anche troppi!  O forse se ne ha paura, visto il suo successo planetario?
Quindi si torna sempre alle origini: non è la mancanza di soldi a impedire la istituzione di una pinacoteca o galleria o museo comunale o provinciale o regionale come presenti in tutti i capoluoghi d’Italia poiché di soldi pubblici sia le istituzioni ciociare di tutti i livelli e ordini sia quelle regionali, ne spendono ogni anno, per arte e cultura a loro dire, cifre gigantesche, milioni di Euro. E allora se non sono i soldi, quali sono dunque le ragioni di siffatto masochistico atteggiamento nostrano di azzeramento e di annullamento di questa fulgida realtà storica con relativo enorme danno all’elevamento culturale e morale della comunità? La risposta la dia il lettore.
 


Dopo tutto quanto ricordato e dando spazio alla speranza allora non è inutile suggerire che la ex Banca d’Italia oppure una parte del prestigioso Palazzo Pietro Tiravanti entrambi nel nostro capoluogo  possono rappresentare un inappuntabile luogo di raccolta sia della pinacoteca ciociara e sia di un luogo di commemorazione della civiltà ciociara e sia un luogo di raccolta delle opere dei grandi artisti ciociari passati e anche degli artisti contemporanei.
Ma visti questi enormi e imperdonabili ritardi delle istituzioni del capoluogo, allora che se ne facciano possibili promotori anche l’importante Museo Media Valle del Liri di Sora e qualche importante struttura di Cassino in fase di ultimazione: Cassino non è solo la porta del Sud della Ciociaria ma è anche la comunità più attiva e più proiettata  nel futuro di tutta la provincia dove, in aggiunta, si recano ogni anno almeno settecentomila visitatori di Montecassino. Quindi questa città è quella che più di tutte potrebbe operare una sterzata.
Ma aggiungo: se tutti questi milioni che si spendono ogni anno come più sopra rammentato da parte delle istituzioni provinciali, regionali e comunali messe assieme, non li vogliamo intaccare per comodità dei gestori dei medesimi, allora vi sono cospicui e possibili fondi europei previsti appositamente per tali iniziative specifiche ai quali si può attingere quasi al cento per cento, come hanno già fatto, e da anni, altre comunità italiane.
Michele Santulli




 

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