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Musei mancati in provincia di Frosinone.
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Musei mancati in provincia di Frosinone
Lo so che è arduo dolersi di quello che non si è fatto, quando non ci si rende conto di che cosa si sta parlando. Abbiamo detto di Fiuggi, di Cassino, di Isola Liri quali esempi clamorosi di città che sono venute meno a loro obblighi connaturati e congeniali nei confronti della società, non essendo state in grado nella loro storia di mettere a disposizione  della cultura e della scienza quelle strutture scientifiche e culturali atte a preservare e a illustrare la memoria storica di una pagina eccezionale del loro passato. Nulla e nemmeno se ne sente la esigenza e la mancanza. Parlare  poi  di gallerie o musei artistici o di pinacoteche equivale ad alchimia.
La posizione del nostro capoluogo è così tragicamente carente che, come suol dirsi, per amor di patria meglio non parlarne troppo in dettaglio.
Quali altre sono dunque quelle istituzioni che si possono definire congeniali e connaturate ai nostri luoghi e alle quali, fino ad oggi, siamo venuti meno oltre a quelle menzionate nella nota precedente? Non stiamo parlando di quello che da noi ontosamente   manca e che altrove, già a partire dalle cittadine della provincia sorella di Latina perfino abbonda, quanto di quelle istituzioni tipiche e uniche che contrassegnano in maniera quasi elementare la esistenza di certe località quali appunto quelle menzionate di Isola Liri, di Cassino, di Fiuggi, di Frosinone.
Il più importante e anche il più elementare è il Museo Civico o, a seconda, il Museo civico cittadino o provinciale o regionale quello cioè che abbraccia e circoscrive la situazione storica sociale artistica industriale artigianale ecc. di un territorio o di una città. Di siffatte istituzioni nei paesi al di là delle Alpi ne sorge uno in ogni agglomerato urbano a partire da tremila abitanti. Sono quelle istituzioni basilari e perfino banali che contribuiscono notevolmente alla crescita morale e civica e intellettuale dei cittadini e a tenere desto  il senso di appartenenza e di partecipazione al proprio territorio e amarlo e rispettarlo.
Un altro fino ad oggi obiettivo istituzionale suicidamente mancato è il Museo della Civiltà ciociara. Sembra inaudito ma proprio così: La Civiltà Ciociara. La situazione di “squallido sradicamento che ci sta sovrastando, la perdita di una memoria collettiva che sempre più avanza inesorabile” come qualcuno ha evidenziato, rendono tale concetto della Civiltà Ciociara perfino incomprensibile e, per qualche grande uomo nostrano, perfino risibile. Consiglio la lettura di un libro uscito due o tre anni fa dal titolo “Ciociaria Sconosciuta” per rendersi conto sia del contributo di civiltà dato dalla terra di Ciociaria alla umanità e sia di quanto abbiamo perso e stiamo continuando a perdere, col vantaggio della distruzione del territorio, dell’ambiente e alla salute della cementificazione fine a sé stessa e dei  festival ‘internazionali’.
Altri obiettivi imperdonabili mancati fino ad oggi sono i seguenti. La prima emigrazione per fame e miseria e incremento demografico è iniziata già fine 1700 nelle contrade della Ciociaria Storica ed esattamente dalla Valcomino, una diaspora inarrestabile, prima in Italia. Una istituzione che ricordi e onori questa realtà nelle società civili è un fatto perfino banale, un veicolo impareggiabile di civiltà di apprendimento di comprensione e di ammaestramento, senza contare fonte anche di guadagno e di profitto se si sa gestire. Il memoriale alla emigrazione ciociara è una delle colpe gravissime del territorio, anche un fallimento clamoroso della classe politica, specie dei sindaci della Valcomino che, al contrario, si sono occupati farneticamente solo della distruzione  e depravazione del territorio e dell’ambiente, senza eccezione alcuna.
Si pensi che in tutta Italia ci sono oltre quattrocento associazioni e sodalizi che si occupano della emigrazione, solamente nella provincia di Frosinone non ne esiste nemmeno una, dove l’emigrazione è nata. Altra istituzione grossolanamente e perfino grottescamente mancata fino ad oggi è quella che possiamo chiamare la pinacoteca del costume ciociaro. Che cosa è? Il costume ciociaro e cioè la gente dell’epoca che tale abito indossava  tra la fine del 1700 e le prime decadi del 1900, dopo la iconografia sterminata di Venezia e di Napoli sempre uguale, è stato il soggetto  più illustrato e più ripetuto dagli artisti europei tanto da dare origine perfino ad un genere pittorico ‘il genere all’italiana’.
E’ difficile trovare un museo, anche in quelli più piccoli, dove alle pareti non sia appeso un quadro ciociaro. Ebbene, l’unico luogo, al contrario, dove di queste opere d’arte non ve ne è nemmeno l’ombra è, di nuovo, la provincia di Frosinone! Se si ricorda, ripeto, che quasi tutti, indistintamente, gli artisti europei per quasi centocinquantanni, hanno dipinto o scolpito il personaggio in costume ciociaro tra cui, tanto per rimanere nella crema, Manet, Corot, Degas, Van Gogh, Cézanne, Picasso, Sargent, Leighton. Hayez, Giac.Gigante….allora si comprende ancora meglio l’enormità  di siffatta defezione e distrazione. E quindi tutto si spiega, anche che tutta la provincia è una discarica a cielo aperto, tutto un abuso edilizio impunito, un avvelenamento perpetuo delle acque, perché ognuno continua a sentirsi più che mai membro disgiunto dal proprio territorio, addirittura nemico del proprio ambiente e della comunità e poi il brutto e il volgare che ci circondano e ci sopraffanno.
La mentalità comune da noi è talmente compromessa alla fonte, alla base, che si ritiene normalmente che una pinacoteca sia perdita di tempo, sia passiva, non produca ricchezza, a differenza della distruzione del territorio e dell’ambiente provocata dalla cementificazione selvaggia come viene praticata regolarmente. Dedicheremo una nota quanto prima alla economia produttiva che ruota, invece, attorno ad un Museo, gestito ovviamente da personale qualificato e non dall’amico o parente o sodale di partito.   
Altra istituzione a mio avviso imperdonabilmente dissipata fino ad oggi è stata quella avente per oggetto i modelli di artista. E’ perfino ridicolo costatare che dovunque in Italia c’è il museo del minatore, della moda, del folklore, delle calzature, dell’olivo, della pastorizia, del procoio,  ecc. e qui da noi manca  quello dei modelli ciociari cioè di coloro che addirittura hanno inventato la professione e il mestiere del modello: di coloro che con il loro corpo il loro volto la loro intelligenza hanno consentito agli artisti spesse volte di poter creare capolavori autentici che oggi fanno la gloria di molti musei del pianeta. 
Talmente tragico fino a divenire perfino risibile e ridicolo così gigantesca è l’assenza fino ad oggi -e nemmeno se ne sente la colpevole mancanza, tale e tanto il degrado-  del museo o della pinacoteca o della galleria o raccolta degli artisti ciociari veri e propri. Abbiamo avuto artisti che sono diventati patrimonio e gloria dell’arte europea e mondiale e qui da noi avviene che se per caso un mecenate, raro fenomeno, volesse donare alla istituzione un’opera, non ci sarebbe il luogo dove collocarla! Senza contare che nessuno o quasi li conosce!  E’ difficile trovare nel mondo civile  un luogo come il nostro!

Michele Santulli
 
 

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