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La modella, Baronessa di Gallinaro
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E’ incredibile quante vicende si sono svolte in Ciociaria e la Valcomino è stata una miniera di tali vicende incredibili  e uniche. Una di queste  sono state le modelle e i modelli di artista, prima a Roma agli inizi del 1800 e poi  a Parigi e anche a Londra

nella seconda metà del secolo:  è dalla Valcomino che originavano quasi nella totalità. In queste montagne sconosciute e appartate doveva respirarsi, all’epoca, un’aria particolare, un’atmosfera differente, poiché le donne e gli uomini  che vi crescevano e in grande quantità erano famosi e ricercatissimi dagli artisti europei per la loro bellezza  e prestanza nonché per la perfezione delle loro forme e la grazia dei loro portamenti.

Tutti gli artisti europei a Roma, a Parigi e a Londra ricorrevano alle modelle e ai modelli ciociari per le loro opere,  a partire dai massimi quali Cézanne, Corot, Rodin, Matisse, perfino Picasso, e poi Leighton, Feuerbach, tanto per citare dei nomi.
E per una scultura che viene considerata il capolavoro dell’Otto-Novecento europeo posò una ragazza di Gallinaro dal destino inimmaginabile. La scultura è la celebre ‘Eva’ di Rodin, la cosiddetta  ‘Prima Eva’  o l’’Eva incompiuta’. Siamo verso il 1882 e Maria  Apruzzese, è lei la modella di Gallinaro, ha 18 anni, bellissima, dal corpo sfolgorante e slanciato, come la scultura documenta e eterna.
Rodin ne  plasma e modella  il corpo nella creta e dopo numerose sedute l’opera è in gran parte completa ma ad un certo punto l’artista cominciò a notare delle discrepanze e delle divergenze, seduta dopo seduta, tra la scultura e il corpo della splendida Maria in posa nuda davanti a lui e ai numerosi allievi:  sembrava che durante la notte qualche spirito burlesco disfacesse quanto l’artista modellava il giorno.
Ci volle un bel po’ di tempo prima che il grande artista si rendesse conto che Maria era incinta! Ed ecco perché questo capolavoro inaudito è rimasto incompiuto e ne possiamo ammirare il gesso poiché l’artista tale lo lasciò, venendo a mancargli la modella.
Rodin riprese il motivo dell’Eva ma in altri formati e in altre posizioni e con altre modelle. Ognuno può farsi una idea di questa Eva osservandone la posizione. Fiumi di inchiostro si sono spesi nella interpretazione di quel gesto dell’Eva, quelle braccia a proteggersi il viso…. E il corpo è quello di Maria, di Gallinaro.
In quel periodo tra gli allievi di Rodin presenti ogni giorno nel suo laboratorio vi era anche un gruppo di giovani scozzesi ansiosi di apprendere l’arte della scultura e tra di questi anche il rampollo di un antico casato nobiliare di quella regione quasi all’estremo Nord  del Paese. Un Baronetto, si legge nello stemma araldico. E tra Maria e il giovane Sir  scozzese nacque l’amore, per cui si sposarono e l’anno dopo nacque il bambinello, il primo di quattro. Maria naturalmente divenne anche lei   baronessa  e  prese possesso con il marito della loro baronia perduta nel bel verde della Scozia settentrionale,  possedimento che  è sempre lì. Ecco perché la Baronessa di Gallinaro.


foto 1                                                                                          foto 2     

foto 1)  veduta aerea del 1930 circa della tenuta baronale di Maria di Gallinaro  nella
Scozia, oggi  amministrata da un suo nipote  assieme ad  altri possedimenti nelle
zone limitrofe.

foto 2)  scultura della cosiddetta  ‘Prima Eva’ o ‘Eva incompiuta’ di Rodin.


Rimase vedova a poco più di trentanni e si diede ai viaggi in tutta Europa, per molti anni fino a che si ritirò nella immensa tenuta di famiglia  nelle vicinanze di Perth dove si spense nel 1938 accudita dai figli.
La fatalità grande volle che Maria  ebbe altre tre sorelle, pure loro modelle bellissime, eternate nel bronzo e nel marmo e sulla tela di grandi artisti dell’epoca.
E Gallinaro principalmente ma anche Picinisco ed Atina ancora continuano ad ignorare e dunque a non saper valorizzare nonché degnamente commemorare questi umili figli che hanno reso ma soprattutto che continuano a rendere, famose e ormai veramente -non è una esagerazione- immortali queste località.  
E invece si continua a promuovere sempre e solo  prosciuttelli e caciottelle…

Michele Santulli       

 

 

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