| Sulle tracce di un sarcofago di epoca romana e di culti orientali ... |
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Questa vicenda, che riguarda la valorizzazione e la tutela dei nostri beni archeologici, va ad intrecciarsi con una lettura delle regole, spesso ritenuta troppo restrittiva, dagli enti investiti della salvaguardia di questi beni. Sono passati circa quattro anni da quando mi sono messo sulle tracce di un sarcofago di epoca romana citato da Marcello Rizzello in una sua pubblicazione del 1984, il quale scrisse testualmente: “Il sarcofago che meriterebbe una migliore sistemazione, ha pareti lisce e presenta le seguenti dimensioni riportabili: lung. m. 2,10, larg. m. 1,10.” Dopo circa un mese di ripetute ricognizioni nella frazione Valpara (in territorio di Sora, tra la località S. Pietro e la tenuta dei Tronconi, che incorpora la chiesa di Santa Maria De La Salette) e grazie alla conoscenza dei luoghi e ad alcune amicizie che del luogo, sono riuscito a ritrovare il manufatto di cui si erano perse le tracce. D’accordo con il proprietario del terreno, il sig. Simone Vincenzo, persona mirabile (e purtroppo nel frattempo defunta) senza la quale il sarcofago oggi non si troverebbe dov’è, segnalai il ritrovamento all’assessore alla cultura del comune di Sora, il dottor Bruno La Pietra Bruno, che a sua volta segnalò il ritrovamento alla Soprintendenza. Ma purtroppo ancora oggi il sarcofago si trova nello stesso posto in cui lo avevo ritrovato, per problemi di organizzazione logistica. Esso, sempre citando Rizzello, venne alla luce la prima volta poco prima della seconda guerra mondiale, durante lavori agricoli. È in calcare locale ( ma manca il coperchio). All’interno vi era uno scheletro di donna, che fu prelevato dal dott. Tronconi. Il sarcofago fu di nuovo sotterrato; ma venne dissotterrato una seconda volta in seguito alla costruzione di una casa. Questa vicenda nel suo insieme, anche se per ora non si è raggiunto lo scopo principale di portare in salvo il sarcofago attualmente esposto alle intemperie, è servita a dare un ulteriore chiarimento, anche grazie al prosieguo delle ricognizioni in zona, a quelle prove archeologiche e storiche che accertino l’esistenza e la presenza nel passato dei culti orientali nel territorio della nostra città. E’ da ricordare, sempre citando Rizzello, il ritrovamento nel 1915, in località S. Pietro di Bagnoli, di un frammento di rilievo isiaco delimitato ai lati da un doppio listello con al centro un riquadro trapezoidale in cui è realizzata in bassorilievo, di profilo e rivolta verso sinistra, la figura di Iside seduta a terra con le gambe piegate e con la testa ricoperta da un ampio klaft, sormontato da un disco lunare con indosso un vestito che aderisce perfettamente al corpo (il frammento attualmente è murato sulla facciata anteriore della chiesa di S. Restituta). L’autore riporta inoltre la notizia di altri rinvenimenti collegati al culto isiaco, dei quali reputa scarsa l’attendibilità. Alcune ricognizioni da me effettuate durante la ricerca del sarcofago mi hanno casualmente portato sulle tracce di quelle prove che Rizzello riteneva di scarsa attendibilità. Almeno due sono gli elementi certi o che sono indubbiamente da prendere in esame considerando la ristrettezza dell’area dei ritrovamenti che sono stati effettuati in un raggio di circa m. 400. A circa m. 300 dal punto dove attualmente giace il sarcofago nel 1978 è stata rinvenuta durante lavori agricoli una statuetta egizia raffigurante un ushabti (la statuetta attualmente in possesso di un privato è sicuramente segnalatrice dell’esistenza di un culto egizio in questo luogo). Il secondo elemento consiste in un frammento lapideo, in seguito riadattato ad architrave del portone di una vecchia casa diroccata, in cui è raffigurato un occhio al disopra di un globo lunare , è visibile sullo stesso frammento l’iscrizione di una data 1759 ( sicuramente inserita nel momento in cui l’elemento lapideo è stato riadattato ad architrave ) e le iniziali del padrone della casa. A questo punto non è nemmeno da escludere un collegamento tra il sarcofago e gli altri reperti rinvenuti, dato che il tipo di sepoltura con sarcofago è stato importato nella cultura romana proprio dalle usanze orientali tenendo conto anche del fatto che questo tipo di sepoltura era molto più dispendioso rispetto all’incinerazione o alle più diffuse inumazioni in casse formate da tegole piatte di grosse dimensioni. La somma di queste prove archeologiche rendono più che certa la presenza dei culti orientali nella nostra città fin da tempi remoti, dato che la diffusione di questi culti ebbe il suo completo accoglimento durante il principato dei Severi ( III sec. d.C. ) , manifestandosi nei secoli precedenti con un carattere spesso privato o in luoghi isolati spesso lontani dal centro cittadino come è nel nostro caso la Valpara. ![]() Capoccia Andrea gruppo archeologico Roma |
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