
IL THESAURUS DI SORA
Un monumentale thesaurus fu rinvenuto durante gli scavi condotti dalla Soprintendenza archeologica del Lazio nel 1977 nell’area del tempio romano, trasformato in chiesa cattedrale di Santa Maria Assunta, probabilmente nella sua collocazione originaria e consueta accanto alla scala e all’ingresso del tempio (fig. 1) 1 .
Realizzato, così come il tempio e gli altari, nel travertino estratto dalle cave di Valle Radice o affiorante in loc. Tombe e Ruscitto a Sora, è formato da due valvae internamente scanalate, alte cm 120 e larghe cm 30, poste su un blocco (con cavità centrale del diametro di cm 30 destinata a raccogliere le monete) alto cm 41, largo cm 81, spesso cm 61 (figg. 2-3).
Il manufatto è sicuramente di età repubblicana in considerazione delle misure, multiple del piede romano (29,57 cm) e non del più antico pes oscus (27 cm): infatti l’altezza corrisponde a quattro piedi, la larghezza a due, il diametro della cavità della base ad un piede. Il reperto, confrontabile con thesauri di aree vicine, è del II secolo a. C. 2 , mentre le cinquanta monete rinvenute all’interno sono databili fra il 211 a. C. e la metà del I secolo d. C. 3
L’όμφαλος, o emisfero superiore, era ricoperto da una calotta bronzea fissata ai blocchi con tre tenoni di piombo ai lati e quattro chiodi di bronzo disposti attorno alla fenditura sulla sommità, lunga 4 cm, in cui s’introducevano le monete. Alta circa cm 30, del diametro di cm 48, dal peso all’origine di grammi 6822 (attuale di grammi 5660) indicato nell’iscrizione, incisa sulla superficie (fig. 4), insieme con la formula di evergetismo a testimonianza della straordinarietà dell’evento e della necessità di documentarlo con dovizia, la calotta risale alla metà del I secolo a. C. ed è posteriore alla realizzazione del thesaurus.
Infatti la dedica da parte dei quattuorviri Sextius Curfidius e Marcus Caesius colloca cronologicamente la dotazione del cappuccio tra la creazione del municipium cum suffragio, dopo il 90 a. C., ed il 42- 31 a.C., quando Sora divenne colonia retta da duoviri 4.
Il cognomen Caesius ricorre anche nell’iscrizione CIL V, 976 della metà del I secolo a. C., in cui è attestato Publius Caesius, aedilis a Sora e publicanus a Roma, e in un’epigrafe del I secolo d. C. in cui Lucius Caesius Clemens è uno dei magistri Herculanii elencati 5 . La dedica a Minerva configura la possibilità che il tempio fosse dedicato alla triade capitolina, anche se nell’area sono documentati altri culti, in particolare di Ercole 6 .
ricerche e testo di Alessandra Tanzilli
fotografie e disegni di Matilde Grimaldi
1 Il thesaurus è nel Museo di Sora dal 1999 ed esposto al pubblico dal 2005 (inv. 2051, 2052 e 2053). Il reperto fu rinvenuto a 1,22 m di distanza dal campanile, vicino alla scala e ad una profondità di 1,23 m dal piano di calpestio del cortile. Cfr. A. ZEVI GALLINA, Sora – scavi della cattedrale, in Quaderni del centro di studio per l’archeologia etrusco-italica, Roma 1978, p. 65; R. MARTA, La cattedrale di Sora – inizio di un restauro, Sora 1982, pp. 174-175. Insieme ad altri materiali era stato utilizzato per colmare il piancito su cui furono creati dopo il 1893 alcuni ambienti di comunicazione diretta fra il Seminario e la chiesa, di cui resta traccia nel fornice tamponato nella parete meridionale esterna. Cfr. G. SQUILLA, Il Seminario di Sora dalle origini ai nostri giorni (1565-1597), Sora 1957, p. 32. Le modalità di rinvenimento - ad una quota non troppo bassa rispetto all’attuale piano di calpestio, anche in considerazione che l’interro, rispetto al livello romano, è di circa m 3 – suggeriscono che il thesaurus fosse quasi interamente visibile; giova sottolineare che le relazioni di scavo sono lacunose sulle modalità di rinvenimento del materiale mobile o di rivestimento del tempio, tanto che risulta difficile a distanza di trenta anni ricostruire la stratigrafia degli scavi, tanto più utile perché permetterebbe di comprendere le diverse fasi di costruzione e di ristrutturazione del tempio.
2 Tra i venti salvadanai individuati in Italia confrontabili con quello di Sora sono i thesauri scoperti ad Arpino (A. SOGLIANO, Stipe di monete repubblicane di bronzo, in Notizie Scavi d’Antichità 1896, pp. 370-371; G. BODEI GIGLIONI, Pecunia fanatica. L’incidenza economica dei templi laziali, in Rivista storica italiana, LXXXIX, 1, 1977, p. 47; G. KAMINSKY, Thesauros. Untersuchungen zum antiken Opferstock, in Jahrbuch des Deutschen Archäologischen Instituts, 1991, p. 69), a Fregellae, con medesima collocazione (F. COARELLI, Fregellae. 2. Il santuario di Esculapio, Perugia 1986, p. 36), a San Vittore del Lazio (A. GIANNETTI, Mura ciclopiche in San Vittore del Lazio (Colle Marena-Falascosa): probabile identificazione del sito dell’antica Aquilonia, in Rendiconti della classe di Scienze morali, storiche e filologiche dell’Accademia Nazionale dei Lincei, XXVIII, 1-2, 1973, pp. 101-113), a Pausulae (R. CORDELLA, N. CRINITI, Nuove iscrizioni latine di Norcia, Cascia e Valnerina, Spoleto 1988, p. 190) e a Benevento (A. DEGRASSI, Un thesaurus beneventano, in Scritti vari di antichità, III, Venezia – Trieste 1967, pp. 25-31). Più recentemente un thesaurus simile è stato rinvenuto ad Ardea (F. DI MARIO, Ardea – La terra dei Rutuli tra mito ed archeologia: alle radici della romanità, Soprintendenza per i Beni archeologici del Lazio, 2007, pp. 71-73); diversa, invece, la cassetta delle offerte di Anagni (D. NONNIS, Un «thesaurus» iscritto d’età repubblicana da Anagni, in Rendiconti della Pontificia Accademia di Archeologia, 1994/1995, LXVII, pp. 153-165; D. NONNIS, Dotazioni funzionali e di arredo in luoghi di culto dell’Italia repubblicana. L’apporto della documentazione epigrafica, in Santuaires et sources. Sources documentaires et leurs limites dans la description des lieux de culte, Napoli 2003).
3 Fino agli anni ’90 le monete erano custodite nei magazzini della Soprintendenza a Tivoli, dove ho tentato di rintracciarle senza fortuna. Per un elenco analitico, F. CATALLI, J. SCHEID, Le thesaurus de Sora, Revue Numismatique, VI serie, tomo XXXVI, 1994, pp. 64 – 65. Una raccolta di 50 monete è esigua per un santuario tanto importante, anche in considerazione dell’ampio arco cronologico fra l’emissione più antica e l’ultima; è plausibile però che queste fossero le monete circolanti nel I secolo d. C., in un periodo di minor frequenza del tempio. Le offerte poi erano puramente simboliche e perciò richiedevano un’apertura solo periodica delle valvae. Sul problema della funzione dei thesauri e delle offerte, CATALLI – SCHEID 1994, pp. 55 – 65; F. CATALLI, L’offerta di monete nei santuari – alcune riflessioni, in Historia, Atti del 1° Convegno sui Popoli dell’Italia antica, V, Cassino 2000, pp. 20-22.
4 Sex(tius) Curfidius C(aii) f(ilius)/ M(arcus) Caesius L(ucii) f(ilius)/ IIII vir(i)/Minervae p(ondo) XXS :: (viginti semissem trientem)/d(e) s(enatus) s(ententia) f(aciundum) c(oiraverunt), e cioè “I quattuorviri Sextius Curfidius, figlio di Caius, e Marcus Caesius, figlio di Lucius, [fecero fondere la calotta] in onore di Minerva, per un peso di venti libbre e mezza più un triente [un terzo di libbra], per delibera del senato cittadino”.
5 Sull’iscrizione, rinvenuta in loc. San Domenico, S. AURIGEMMA, Iscrizioni inedite e scoperte avvenute nei lavori per l’arginatura del Liri, in Notizie Scavi d’Antichità 1910, pp. 294-298.
6 I materiali che documentano tale culto nell’area sono l’iscrizione edita in CIL X, 5708, un rilievo marmoreo conservato nella sacrestia della chiesa cattedrale ed il frammento di una statua esposto nel Museo. |