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Musei non statali, una ricchezza diffusa in tutta Italia
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Una ricchezza diffusa ed equidistribuita su tutto l’intero territorio nazionale, che accoglie cento milioni di visitatori l’anno e svolge un’importante attività di conservazione, esposizione valorizzazione e promozione culturale. La rilevazione è stata condotta negli anni 2007 e 2008 in stretta collaborazione con le Regioni e le Province autonome, che hanno partecipato alle attività di produzione dei dati, e con il ministero per i Beni e le attività culturali, che ha provveduto allo sviluppo e del sistema di registrazione dei dati.
Attraverso questa rilevazione è possibile tracciare una mappatura non solo dei musei non statali presenti in Italia, ma anche degli altri istituti similari a carattere museale che acquisiscono, conservano, ordinano ed espongono al pubblico beni e/o collezioni di interesse culturale, siano essi pubblici o privati (con la sola esclusione degli istituti statali) che dipendono dal ministero per i Beni e le attività culturali.
I 4.340 musei e gli istituti similari non statali rappresentano una risorsa omogeneamente distribuita sul territorio, al punto che più di un comune italiano su quattro (2.264) risulta dotato di almeno un museo o una struttura similare. Le regioni con la maggiore dotazione, in valore assoluto, di strutture espositive sono Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana e Marche.

Delle 4.340 strutture espositive che compongono il patrimonio nazionale non statale censito, 3.409 (pari al 78,5 per cento del totale) sono propriamente musei. Oltre ad essi, l’indagine ha rilevato 129 aree e parchi archeologici e 802 tra monumenti, complessi monumentali musealizzati e altre strutture espositive similari, permanenti e dotate di modalità di accesso e di visita organizzate e regolamentate, quali ville e palazzi di interesse storico o artistico, edifici di culto, architetture fortificate o civili, ecc.
Una dotazione di tali dimensioni – che sommata al patrimonio statale direttamente gestito dal Ministero per i beni e le attività culturali è quantificabile in 4.742 istituzioni museali – risulta rilevante anche in confronto a quella degli altri paesi europei.

Si tratta, infatti, di un patrimonio inferiore soltanto a quello della Germania, dove nel 2006 complessivamente risultano presenti 6.175 musei e istituzioni similari. Le strutture museali del Regno Unito, invece, sono poco meno di 2.000, quelle della Spagna meno di 1.500, gli istituti d’oltralpe riconosciuti come Musées de France sono 1.173. In tutti gli altri Paesi europei il patrimonio museale non raggiunge le 1.000 unità.

Secondo quando riportato dalle strutture museali intervistate, le persone che hanno visitato i musei e gli istituti similari non statali sono state (anno 2006) oltre 62 milioni e 700 mila, ma tale cifra sottostima la domanda di fruizione del patrimonio museale, dal momento che spesso le strutture espositive non sono in grado di registrare sistematicamente il numero di visitatori.
In particolare, gli ingressi a titolo gratuito tendono a sfuggire a un’esatta quantificazione, tanto che circa l’8 per cento delle strutture non ha potuto fornire il numero tali visite.
I dati rilevati dimostrano una forte capacità attrattiva del patrimonio culturale italiano.

Gli istituti a carattere museale mostrano una capacità di iniziativa che non si limita alla sola attività di conservazione ed esposizione, ma che le caratterizza come vere e proprie agenzie polifunzionali che svolgono sul territorio funzioni di valorizzazione e promozione culturale, attraverso attività divulgative, didattiche, editoriali, commerciali, scientifiche e di ricerca.

Circa la metà delle istituzioni rispondenti è risultata attiva anche nell’attività culturale e di divulgazione: il 44,6 per cento di esse ha organizzato convegni, conferenze, seminari e eventi culturali e il 48,7 per cento mostre ed esposizioni temporanee.
Inoltre, il 48,9 per cento degli istituti rilevati ha curato l’attività editoriale per la pubblicazione di libri e cataloghi e il 47,1 per cento ha provveduto alla produzione di altro materiale informativo e alla riproduzione di beni culturali, mentre un istituto su quattro (26,3 per cento) è stato in grado di curare la produzione di sussidi audiovisivi e informatici. Per quanto attiene, infine, all’attività più prettamente commerciale, il 41,2 per cento degli istituti è organizzato per la vendita di pubblicazioni di materiali informativi e di riproduzioni dei beni e delle collezioni esposte.

Nel rilevare gli istituti museali aperti ed effettivamente accessibili, l’indagine ha consentito indirettamente di raccogliere informazioni anche su un ingente patrimonio storico e artistico che non risulta fruibile al pubblico. Complessivamente, infatti, sono stati individuati sul territorio nazionale circa 370 istituti che, alla data di riferimento, erano chiusi o comunque non visitabili. Esiste dunque una risorsa culturale – pari a circa il 9 per cento del patrimonio fruibile – per la quale sussistono ampi margini di valorizzazione e di sviluppo.

fonte dati: Mibac

 

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