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Nota ai margini del Certamen Arpinte a cura del prof. Santulli
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NOTA AI MARGINI DEL CERTAMEN ARPINATE
Siccome la vecchia e sperimentata  gestione della iniziativa si è dimessa o tirata indietro in quanto sono venuti meno contributi e sovvenzioni che consentivano  un certo modello di organizzazione, quest’anno la  realizzazione è stata assunta direttamente dal Comune di Arpino che ha già emesso il relativo bando di concorso,  assicurando che tutto seguirà i vecchi schemi salvo a portare la quota di iscrizione, istituita la prima volta l’anno scorso, a 150 Euro per scuola. Quindi avremo quest’anno non solo un territorio ‘forte’ ma anche un Certamen ‘forte’.
Quando fu creato una trentina di anni addietro, la competizione  doveva rappresentare   una piccola palestra idonea a misurare il livello di conoscenza della lingua latina di Cicerone  di tutti quegli studenti che avessero voluto partecipare a tale gara: si voleva che il prestigio scaturito dalla partecipazione  fosse di per sé un tangibile riconoscimento di valore e quindi un titolo.  Non proponendosi certamente di pagare viaggi e soggiorni a molte centinaia di persone per incoraggiarne l’adesione in cambio di una traduzione di venti righe!
E’ successo invece, anno dopo anno, che a seguito di elargizioni milionarie (non dieci o venti ma centinaia!!) di soldi pubblici grazie in particolare a qualche  munifico amministratore pubblico  e, successivamente, a contributi regionali arrivati a trecentomila Euro a edizione, è stata montata una struttura faraonica e, si può dire,  tipica solo di Arpino,  comunque unica al mondo, che grazie a tutti questi soldi che piovevano  da molte parti, si è giunti ai seguenti risultati: nel 2010 seicentoquattordici tra studenti e accompagnatori provenienti dall’Italia e dall’Europa, da giovedi a domenica pomeriggio, tre giorni pieni dunque, sono stati ospiti graziosi, compreso le  gite in giro, del Certamen di Arpino. Tutti questi seicento e dispari partecipanti prelevati alle stazioni di Frosinone e di   Roma-Termini   da parte degli organizzatori e trasferiti ad Arpino.  A questi seicentoquattordici partecipanti (studenti e accompagnatori) vanno aggiunte almeno altre sessanta persone che fanno parte della commissione giudicatrice: professori e traduttori, da ospitare e sicuramente anche da indennizzare. Quindi necessariamente un bilancio comunque a dir poco  di sei cifre: non conosciamo i numeri esatti in quanto nel sito internet  ufficiale del  Certamen non risultano tracce di contabilità e le voci raccolte in giro sono difformi: certamente si è arrivati o avvicinati, in qualche edizione, anche a mezzo milione di Euro, un miliardo delle vecchie buone Lire o quasi:   nemmeno tra gli sceicchi del petrolio si registra una siffatta satrapesca realtà. Tutto questo per prove competitive che adesso andiamo ad illustrare.
In effetti, come conseguenza, non si può non  costatare che la qualità alla origine della manifestazione è stata gradualmente non dico soppiantata e sostituita ma certamente minata nella sostanza dalla preponderanza finanziaria da gestire. E quindi nessun impegno effettivo per preoccuparsi  perciò  della componente qualitativa della manifestazione, ottenendo che la iniziativa involvesse e degradasse al livello attuale, pur se tutti i requisiti, anche  se solo potenziali, per poter divenire   una iniziativa di eccellenza ci sono tutti.  E anche se il Ministero della Pubblica Istruzione di tali gare umanistico-linguistiche nei propri annali ne registra 51, Cicerone è pur sempre arpinate: un privilegio unico al mondo per la città e una garanzia altrettanto unica per i concorrenti: presupposti dunque eccezionali, che vanno però fatti vivere e valere.
La competizione è costruita  sulla traduzione nella lingua del candidato  di venti righe di Cicerone e su un commento di dieci-quindici righe nella lingua del candidato.  E’ a dir poco assurdo voler valutare la conoscenza della lingua latina di uno studente sulla scorta di una modesta traduzione.  E i vincitori dagli organizzatori vengono definiti ‘campione o campionessa del mondo’!   
E’ dunque, come voler misurare la conoscenza dell’Inglese o del Tedesco o di un’altra lingua attraverso una traduzione di venti righe!  Che, in aggiunta a ciò, i dieci righi di commento vengano redatti nella lingua madre dello studente e non in latino, è una veramente a dir poco inqualificabile realtà: che campione del mondo ci troviamo davanti se non è in grado di rabberciare dieci righe di latino dopo cinque-otto anni di studio?  E tale aspetto è particolarmente squalificante per la manifestazione medesima:  invero avviene che  lo studente tedesco o francese o slovacco redigano il loro commento  nella loro lingua madre e di conseguenza  per poter essere valutato dalla commissione giudicatrice debba, poi, venir tradotto in italiano da un ulteriore  professionista (il traduttore) quindi tre passaggi di lingue differenti,  prima di poter essere giudicato  quello che -forse!- ha scritto lo studente originariamente. Lo stesso avviene per la traduzione da Cicerone: dal latino nella lingua del candidato e quindi in italiano! Di nuove tre passaggi di lingue differenti quando i concorrenti sono stranieri. Quindi  è in fondo all’opera del  traduttore che si attribuisce la valutazione! Il che è da ritenersi  inaccettabile e, scientificamente, perfino scadente a dir poco.
La organizzazione va dunque ripensata in termini ragionevoli e seri e funzionali e, di conseguenza,  molto più impegnativi,  comunque, nel contempo,  affidando ad altri la gestione puramente amministrativa e finanziaria: visto che la traduzione comporta, in presenza di candidati stranieri, tre passaggi di lingua, il che provoca un inevitabile slittamento semantico dall’originale,  si abolisca la traduzione -comunque sterile ai fini della conoscenza di una lingua straniera- e si ricorra ad altri modi e sistemi tra l’altro più intelligenti e efficaci  -e ve ne sono una enormità a disposizione!-  per valutare la capacità di comprensione del brano originale da parte del candidato. Altre prove atte a misurare  il grado di conoscenza della materia   vertano anche sulla  padronanza scritta e discorsiva della lingua e cioè attraverso conversazioni, colloqui, racconti, recitazioni, saggi scritti e analoghi: cioè quei tre giorni  (o due o quattro o cinque) debbono essere improntati tutti alla Latinità e alla immagine di Arpino, a far rivivere nei modi e nelle maniere che la competenza e la  sensibilità degli organizzatori sapranno suggerire, un mondo che non esiste più e la figura eccezionale di Cicerone, gloria ineguagliabile della città e della Cultura.  Se si considera che dietro a ogni  curriculum ci sono almeno cinque anni di studio del Latino e altresì solamente quegli studenti che hanno dimostrato particolari attitudini verso questa disciplina,   allora è ben possibile e perfino normale prevedere una conoscenza viva e esaustiva della materia. Sostenere che si tratta di una lingua morta  per giustificare l’attuale procedura è  banale giustificazione: i preti cattolici di ogni ordine e grado  parlano tra di loro normalmente da sempre per farsi capire, in latino e lo stesso nei loro pubblici consessi e non è nessun ostacolo  creare le glosse per treno aereo telefonino televisione, ecc.. E lo stesso nei secoli passati:  si parlava normalmente il latino in tutta Europa.  Solo dunque attraverso e grazie  a prestazioni di siffatta  modulazione si può misurare  il grado di conoscenza di un partecipante in modo efficace.
Quindi che  il Certamen  sia  una gara che veramente abbia i requisiti di una competizione che si svolge in una cornice confacente e funzionale. E non solamente un arrembaggio verso i  soldi pubblici.  Il Certamen se vuole realizzare  gli obiettivi statutari che si propone e  tener desta la cultura della lingua di Cicerone magari differenziandosi e qualificandosi al meglio  rispetto alle altre competizioni analoghe nazionali, quindi essere motivo di prestigio non solo per Arpino ma per la Cultura Occidentale, deve essere in grado e idoneo  fattivamente non solo di strutturare le prove della competizione in maniera esauriente e efficace  ma altresì, e auspicabile pur se impegnativo, possibilmente,  di organizzare eventi e proporre iniziative e argomenti  e sollecitazioni a tutto il mondo studioso ma durante tutto l’anno, vale a dire deve divenire un corpo vivo e attivo, un organismo produttivo, una fucina di idee e di proposte e  di iniziative,  un punto di riferimento per la lingua di Cicerone, che raccolga il consenso e soprattutto la stima generale degli addetti ai lavori.  Oggi la manifestazione  in realtà è vissuta  come la organizzazione di molti eventi pubblici: il solo momento vivo è quello della inaugurazione e del relativo buffet dove si vedono e partecipano di regola  solo i soliti noti  che dopo essersi scambiato adulazioni  reciproche  e auspici e impegni  grandiosi,  dopo tutto finisce e piomba nel dimenticatoio  e nel cosiddetto flop.  Adottata dunque la strategia corretta, ma impegnativa e produttiva, allora non solamente non si avrà nessunissima necessità di petulare e piagnucolare soldi pubblici a destra  e a manca ma sarà l’attività medesima certamente a produrre i mezzi per la propria sussistenza e soprattutto a creare i presupposti di onore e di prestigio per cui saranno i mecenati potenziali stessi, come di regola avviene in una società civile,  a ritenersi  onorati e gratificati e  interessati di contribuire a sostenere e a mantenere in vita una siffatta benemerita organizzazione divenuta una eccellenza.
Quindi aria nuova e differente,  spazio ai manager  della cultura e della istruzione. Sempre se si vuole realizzare una competizione di prestigio e non il solito vernissage fine a sé stesso a spese della comunità. 

Michele Santulli
 

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