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Segnaliamo con piacere un eccellente lavoro svolto da due giovani studiosi ed appassionati della propria terra, ci riferiamo al libro presentato con successo di pubblico e di critica da ANDREA CAPOCCIA e STEFANO GUADAGNI, un libro che riporta; con dovizia di particolari descrittivi, tecnici e
con innumerevoli fotografie, l’antico percorso tracciato dall’acquedotto romano di età Augustea, che segnava i territori dei Comuni di Campoli Appennino e Pescosolido, per terminare a Sora seguendo lateralmente il Torrente Lacerno.
Sono intervenuti all’evento l’Assessore alla Cultura del Comune di Sora dott. Bruno La Pietra, il Sindaco del Comune di Campoli Appennino Ing. Pietro Mazzone e dulcis in fundo l’Arch. Enrico Maria Beranger insigne studioso della nostra terra.
Dalla redazione di menteantica.it e dalla associazione “Antiqua Mens” i complimenti e il plauso ai due autori, che abbiamo scoperto in felice sintonia con i nostri principi, e che con questo lavoro impegnativo e di livello dimostrano che queste terre ricche di monumenti, di cultura e di storia passata, possono contare, per il futuro, anche su chi saprà trasmettere ai posteri l’essenza di questo ricco patrimonio.
Ci piace riportare a seguire le presentazioni del dott. La Pietra, dell’Ing. Mazzone e del rag. D’Antona che introducono il lettore allo studio del volume.

14.11.2009
Presentato a Sora presso la Biblioteca Comunale il volume
L’ACQUEDOTTO NEL LACERNO
a cura di Andrea Capoccia e Stefano Guadagni.
PRESENTAZIONE DELL'ASSESSORE ALLE POLITICHE CULTURALI DEL COMUNE DI SORA, DOTT. BRUNO LA PIETRA
Il sud del Lazio, terra d'acqua percorsa da fiumi, ruscelli, torrenti, presenta in più territori opere idrauliche di varie età, che costitui¬scono oggi una parte importantissima del suo patrimonio archeologico. Architetture molto antiche che soffrono, forse più di altre, a causa di una posizione spesso non adiacente ai centri abitati, di tutte quelle ca¬renze finanziarie e strutturali che già da tempo riducono pesantemente la tutela, la conservazione e la valorizzazione dei manufatti conservati sul nostro territorio.
Il lavoro svolto da Capoccia Andrea e Stefano Guadagni, condotto con la passione e con l'impegno che l’impresa meritava, preso nel suo in¬sieme assume, in qualche modo la valenza di compendio "enciclopedico" del monumento preso in esame, attraverso la sua dettagliata descrizio¬ne accompagnata da una adeguata documentazione fotografica.
La pubblicazione di questo volume, può servire a riaccendere i ri¬flettori su questa classe di monumenti ingiustamente dimenticati, e in alcuni casi, purtroppo trascurati. Documentazione e archiviazione delle informazioni raccolte sono ormai il presupposto determinante non solo per la valorizzazione dei nostri beni culturali, ma anche, sempre più spesso, per la loro sopravvivenza.
Questo libro vuole essere quindi di contributo e soprattutto di sti¬molo per tutti coloro che, a vario titolo, si occupano di questo importan¬te patrimonio del nostro territorio, affinchè si possa pensare ad una sua piena valorizzazione e una migliore conservazione.
PRESENTAZIONE DEL SINDACO DI CAMPOLI APPENNINO, ING. PIETRO MAZZONE
Che nel torrente Lacerno si trovassero i resti di un antico acquedotto lo sapevamo. Ne avevano già parlato pastori, contadini, cacciatori e, più o meno diffusamente, anche alcuni studiosi di storia locale, come Basilio Conflitti, Pasquale Mastroianni, Ottavio Cicchinelli e il professor Eugenio Beranger. Nessuno di loro però s'èra messo a ricercare e ad elencare tutti i resti esistenti dall'inizio alla fine del'opera. Solo Stefano Guadagni e Andrea Capoccia, personaggi veramente pazienti e puntigliosi, potevano mettersi a fare una ricerca del genere.
Chi conosce i luoghi, sa bene di che si tratta: rocce a strapiombo, canaloni ghiaiosi, boscaglie impenetrabili, terreni privati: tutto concorreva a rendere difficilissima la ricerca. I nostri due amici, però, non si sono arresi e, superando ogni ostacolo, hanno individuato, fotografato e descritto tutto ciò che resta dell'antica condotta, dal Vavzone fino alla zona di Vallefredda (nei pressi di Sora).
Di questa condotta ora conosciamo esattamente il percorso nonchè i resti che lo punteggiano qua e là. Resti che, naturalmente, hanno fatto i conti con l’usura del tempo, con le frane, con i terremoti, con le piene rovinose e con i lavori agricoli. In alcuni punti però essi appaiono ancora in buono stato e si lasciano ammirare per la qualità dei materiali usati e per la genialità delle soluzioni tecniche adottate, di cui i romani erano maestri indiscussi.
Siamo grati, dunque, ai nostri due amici ricercatori che, con questo volume, ci consentono di conoscere meglio il cosiddetto "Acquedotto di Nerone", che anche nell'immaginario popolare dovette risultare di difficilissima realizzazione, tanto che ad un certo punto l'Imperatore avrebbe esclamato: "Voglia o non voglia, l’acqua deve arrivare al Campidoglio" (il Campidoglio sarebbe Sora).
PRESENTAZIONE DEL PRESIDENTE DELL ARX, RAG. DOMENICO D'ANTONA
Questo lavoro effettuato dopo un lungo impegno ricognitivo, con la finalità di indagare ed illustrare i vari tratti dell'acquedotto, supportato da studi scientifici, già rilevabili nel criterio di impostazione dell’indice, contiene importanti ed interessanti notizie sull’ingegneria idraulica romana, con dettagliate descrizioni e documentazioni fotografiche del percorso.
La caratterizzazione dell’opera sta nella ricerca di riscontri, confronti, interrelazioni che fanno dell’acquedotto nel Lacerno non solo un titolo, ma anche un oggetto unitario d'indagine e di conoscenza, lasciando agli addetti del settore il compito di scendere ancor più nei dettagli.
Gli autori non sono, archeologi, ma la loro passione e il loro impegno li ha meritatamente portati a raggiungere l’obbiettio di questa pubblicazione di cui auspichiamo una larga diffusione che servirà certamente ad invogliare altri giovani o meno giovani a ricercare le antiche radici delle nostre città. |