| Il tartufo di Campoli Appennino |
| Questo articolo e' stato letto: 1715 volte |
|
Il Tartufo di Molière ed il Tartufo di Campoli Appennino Il "tartufo" è il nome di una commedia del 600 Francese, godibilissima che un arguto Molière scrisse per divertire e prendere anche in giro un Luigi XIV più attento a sè che alle necessità del suo popolo. Il tartufo di Campoli Appennino è invece altra cosa, è qualcosa che apprezziamo, che arricchisce il cibo, che fa piacere al gusto e al palato e che ha una valenza positiva….. a differenza di "Tartufo" il personaggio di Molière. Il perché di questo accostamento, che poi non è tanto strano se pensiamo che già dal 1600 il nome "Truffe", (tartufo), nell'antico francese indicava, alla lettera, il tubero tanto apprezzato in cucina, ma era anche usato per indicare una persona "civilmente spregiudicata". Ora non sappiamo più se la denominazione data al tubero dalla forma rozza e poco "civile" sia passata per la mano di Molière al battesimo di un personaggio, (di una commedia), rozzo, ignorante, impostore e anche un po’ volgare. Comunque noi su queste pagine non ci occupiamo di teatro, ed abbiamo cercato solo di dare un significato al nome di un fungo ipogeo che arricchisce così bene tanti piatti di cucina. E se il personaggio di Molière è per certi aspetti socialmente negativo oltre che rozzo, il nostro tubero è invece sicuramente positivo pur mostrando un aspetto esterno non gradevolissimo e più vicino al personaggio teatrale. Il tartufo è comunque un cibo già conosciuto nelle più antiche civiltà, si conosce il suo utilizzo nelle popolazioni Sumere della Mesopotania; in Grecia era conosciuto con il nome di Hydnon; i Romani lo chiamavano Tuber; gli Arabi, Kemas ; i francesi Truffe (da Tartufe di Molière). Fatto questo piccolo preambolo ci avviciniamo a fatti, tempi e luoghi a noi più vicini e ..... con certezza affermiamo che i Campolesi (abitanti di CAMPOLI APPENNINO) si dedicano alla ricerca del tartufo da tempo immemorabile, infatti il termine "tartufo" o "tartufalo" ricorre frequentemente in alcuni conti comunali fin dalla metà del XVIII secolo, a testimonianza che la tradizione della raccolta del prezioso fungo ipogeo è già affermata e nota e risale certamente a date molto più antiche:
e le annotazioni proseguono ancora per tutto il Settecento e per l’intero Ottocento.
|
commentalanotizia condividi le tue opinioni su menteantica.it







