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Anagni, la Cappella di Onorato Capo e ... la barbarie - 2° Parte
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Continuiamo il resoconto sulla situazione  della cappella Onorato Capo e di altre situazioni  offerte alla gratificazione e contemplazione del pubblico e dei visitatori  del cimitero di Anagni. Ci sono cittadini ad Anagni?  Civiche associazioni?
All’ingresso e fino alla sommità dominata dalla parte antica del cimitero in perfetto stile neoclassico si snoda un  viale di cipressi certamente di più di cento anni di età, dunque estremamente pregiati nella loro maestosità che si levano al cielo pur se essi connotano che mai hanno goduto di cura e di attenzione da parte di chi di dovere, ma sicuramente della mano del  devastatore sì. Infatti ad un certo punto due di queste solenni creature sono state abbattute per far posto, di nuovo, a due o tre moduli di loculi, peraltro  quasi tutti vuoti. Commenti e interpretazioni non servono: ognuno che vede lo spettacolo può farlo. Non è finita: all’uscita si leva un vecchio edificio, certamente una chiesa, pur esso in completo sfacelo e abbandono: ma nell’interno conserva una nobile scultura in marmo di un prelato disteso  realizzata da Ernesto Biondi (1854-1917), illustre scultore ciociaro, un’opera d’arte dunque: anche essa nel più completo abbandono.
Questa volta non sono potuto entrare in quanto il soffitto è crollato e il tutto è pericolante, mi spiega il custode. Mi chiedo che ne è della statua di Ernesto Biondi che si trova sempre nell’interno! Lo chiediamo al sindaco di Anagni! E lo chiediamo anche alla signora sindaco di Morolo che pare molto interessata alle sorti delle opere del suo illustre concittadino. Una delle tragedie di questa provincia di Frosinone è che essa è il solo capoluogo d’Italia a non avere nemmeno a livello embrionale una piccola pinacoteca dove, per esempio, riprendersi questa scultura di Ernesto Biondi e collocarvela, vista quelle che parrebbero   ignavia e inerzia  nonché  indegnità dell’amministrazione comunale di Anagni nei confronti di quest’opera d’arte. E invece si continuano a sperperare risorse pubbliche gigantesche secondo vecchi e consolidati principi e criteri, senza nessunissimo risultato veramente vantaggioso per la comunità che non siano il soddisfacimento di interessi personali o di amicizia e fratellanza partitica.

Non sto a far presente, perché la offesa e l’onta sono troppo grandi, che le decorazioni parietali, della cupola -ormai irrimediabilmente distrutti- nonché gli intarsi del pavimento della Cappella di Onorato Capo sono opera di un grande artista a cavallo tra Ottocento e Novecento, Eugenio Cisterna (1866-1933), le cui opere sono presenti, per esempio, nella chiesa di S. Maria di Piedigrotta a Napoli, nella Basilica di S.Sabina all’Aventino a Roma, in Sant’Agnese in Agone a piazza Navona, in San Giuseppe in Via Nomentana e in numerosi altri luoghi di eccellenza che illustrano e attestano la rilevanza e la fama dell’artista. L’anno scorso la sua città natale, Genzano, gli dedicò una grande mostra personale a Palazzo Cesarini Sforza. Ad Anagni, invece, dove si costruisce sui murazzi, giustamente le sue opere sono men che carta straccia. La fortuna più grossa di questi cosiddetti amministratori che vengono messi in condizione di  avvicendarsi, da decenni,  sui nobili scranni della Casa Comunale, è che i cittadini purtroppo continuano ad essere affetti da cecità e da sordità congenite, visti tali fatti. Se si intervenisse l’affresco sull’altare si potrebbe certamente recuperare. Suggerirei, viste la sensibilità   e la solerzia amministrative, che siano quei pochi cittadini benpensanti a farsi carico del recupero di questo affresco e di qualche altra cosa, unendo le loro forze.
Imperdonabile ulteriore onta dunque sia per Anagni e sia per la Provincia. E poi si starnazza se in giro si dice, alludendo alla nostra provincia,  che ciociaro è uguale a troglodita.
Ho usato qualche espressione forte ma quando il suicidio lo commette un vecchio ha un sapore perché ormai non ha molto più nulla da perdere, ma altro è il sapore quando a commetterlo è un giovane che, al contrario, avrebbe la vita davanti a lui. E le opere d’arte di ogni tipo, nelle società civili, rappresentano la giovinezza della esistenza, la sua parte bella e stimolante e ricca e umana.   (fine)
Michele Santulli



 

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