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La necropoli etrusca di Norchia a Viterbo
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E’ la più grandiosa e spettacolare necropoli rupestre d’Etruria. Non stiamo parlando di una bellissima tomba dipinta o di un grandissimo tumulo, qui si parla di un sito intero: una grande necropoli ellenistica del IV secolo a.C. piena di tombe che esemplificano la vasta gamma di tipi documentati a dado: con strutture addossate, con vano di sottofacciata anche aperto a portico, a tempio, a vestibolo. L’imponenza dei monumenti e la spettacolarità della natura regala sensazioni indimenticabili quasi si percorressero strade e luoghi fuori dal tempo. Si trova nel comune di Viterbo ma a pochi chilometri da Vetralla.

Storia
Norchia è un sito archeologico etrusco nei pressi di Vetralla, in Italia. Secondo alcuni potrebbe trattarsi dell'antica Orclae, il cui nome viene riportato da fonti altomedievali: il nome etrusco e romano non ci è pervenuto. Posta lungo la via Clodia, gravitava nell'orbita della vicina e più potente Tarquinia.
Sebbene la presenza dell’uomo sia già attestata nell’Età del Bronzo, l’acme di Norchia si ebbe nel corso del IV e III sec. a.C. Il pianoro fu rafforzato dagli Etruschi (III sec. a.C.) con un profondo vallo, il più imponente d’Etruria, ed un rinforzo sul perimetro urbano di una cortina muraria formata da blocchi squadrati di tufo. A metà di esso era la porta d’accesso attraverso la quale passava la Clodia.
La strada costituiva l’arteria principale dell’abitato e nel suo volgersi verso Tuscania, dopo aver superato il Biedano con un ponte, arrivava sul pianoro opposto attraverso una profonda e suggestiva tagliata. Questa, lunga oltre 400 metri e con pareti alte oltre l0 metri, è la Cava Buia e costituisce l’ennesima attrazione di Norchia. Sul pianoro oggi spiccano i resti medievali del castello della famiglia Di Vico e della Chiesa romanica di S. Pietro (XII sec.) ricordata già in documenti del IX secolo.

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La necropoli
Le tombe a dado o a finto dado (dal IV al I sec. a.C.) sono disposte a terrazze negli aspri declivi prospettanti il centro urbano. Quelle del livello superiore hanno facciate coronate in alto da varie modanature con scolpita al centro la Finta Porta, ideale passaggio all’aldilà, al di sopra di ambienti semplici o porticati scavati nella roccia ove non mancano tracce di intonaco a colori diversi.
I vasti ipogei sepolcrali sono collocati in basso e contengono sarcofagi semplici o scolpiti con la figura del defunto, o larghe banchine con una sequenza ininterrotta di fosse ai lati di un esiguo corridoio centrale.
Nelle parti inferiori delle rupi le tombe a dado sono più semplici e consistono in una facciata, sempre con Finta Porta, che sovrasta una modesta camera funeraria.
La vasta necropoli è costituita da varie aree che prendono generalmente il nome dal fosso che le lambisce: quella del fosso Pile comprende la Tomba Ciarlanti, con camera di sottofacciata divisa in tre vani, la Tomba a Camino, le grandiose Tombe Smurinas, la Tomba Prostila, la Tomba del Caronte con una figura di questo demone scolpita ad altorilievo sulla facciata, la Tomba Gemina e, più a monte, la Tomba delle Tre Teste con volti forse di divinità infere che sporgono sopra l’architrave della Finta Porta.
Le tombe più spettacolari tuttavia sono nella necropoli posta lungo il fosso dell’Acqualta con due grandi sepolcri (III sec. a.C.) le cui facciate riproducono quella di un tempio dorico con frontoni, fregi, protomi e acroteri scolpiti. Entro il frontone di sinistra, mancante della metà oggi al Museo Archeologico di Firenze, un folto gruppo di armati convergono al centro, mentre su quello di destra sono tre figure sotto il vertice. Nell’ambiente sottostante che unisce i due monumenti è scolpito a rilievo, ma eroso dal tempo, un corteo funebre alla presenza di un demone alato con sullo sfondo una panoplia di armi; il tutto era intonacato e dipinto.
Nella valle del Biedano, nei pressi della Cava Buia, è racchiusa nella fitta vegetazione la monumentale Tomba Lattanzi, appartenuta alla famiglia dei Churcle con un doppio portico colonnato su podio con scaletta laterale e fregi e leoni scolpiti.

Per la visita
Si raggiunge il sito percorrendo la SS Cassia verso Vetralla e proseguendo, per circa km 11, sull'Aurelia bis e la strada del Canalone o, provenendo da Monte Romano, sempre seguendo l’Aurelia bis, dopo circa km 8, per la strada che si diparte dalla località Cinelli. L’ingresso è libero ma per la folta vegetazione e l’impervietà del luogo si consiglia di ricorrere, per la visita, all’assistenza di una guida.

Info
Museo Archeologico Nazionale (Rocca Albornoz)
Piazza della Rocca, 21/b - 01100 Viterbo VT
Telefono: +39 0761 325929 - Fax: +39 0761 325929
testi e foto: http://www.provincia.vt.it/turismo e Tesori del Lazio

 

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