
UNA VALLE PER UNA GITA … FUORIPORTA
Vogliamo presentarVi una terra che ha molto a che fare con noi, in particolar modo con la realtà del territorio del Sorano. Una valle bellissima per molti aspetti, soprattutto per quelli naturalistici, ambientalistici, storici, umani, ed altro ancora.
Una terra che merita più di una visita, vi offriremo alcuni scatti fotografici, che arricchiremo con quelli che vorrete inviarci voi visitatori, ma prima… una “non pretenziosa” descrizione generale per chi non la conosce.
Questa terra, che si pone a confine tra l’Abruzzo ed il Lazio, è la Valle Roveto, essa rappresenta la congiunzione dell’area Ciociara della conca di Sora con l’area Marsicana della conca del Fucino.
Storicamente gli abitanti di questa terra, sono molto legati a noi, via per la vicinanza, via per il rapporto di stretta amicizia delle popolazioni del posto, per motivi commerciali, religiosi e soprattutto per la contiguità territoriale che fanno di queste genti con le nostre un tutt’uno.
Per la geografia storico/politica, ricordiamo che una Bolla di Papa Pasquale II del 1115, delimitava i confini delle diocesi di Sora e dei Marsi. In questa suddivisione, la valle Roveto, come del resto altri territori della Marsica era sotto la giuristizione dell’Abate di Montecassino e, ancora oggi essa è parte integrante della Diocesi di Sora.
Amministrativamente oggi è parte della Provincia dell’Aquila, nello specifico, l’area territoriale comprende sette Comuni quali: Canistro, Civitella Roveto, Morino, Civita d’Antino, San Vincenzo Valleroveto e Balsorano.
Geologicamente la Valle Roveto è essenzialmente una grande incavatura del terreno, di sicura origine tettonica, posta a separazione di due catene montuose. Questa incavatura del terreno a carattere glaciale è percorsa per tutta la sua lunghezza dal Fiume Liri, alla sinistra del quale si allunga una catena formata da propaggini preappenniniche, alla destra troviamo la catena dei monti Simbruini e dei monti Ernici che si allungano fino alla “piana” di Sora.
Le due catene montuose sembrano fronteggiarsi e non è la sola vicinanza a farle somigliare, ma a quanto scrivono i geologi le affinità sono molteplici, i calcari che compongono le rocce hanno spesso le stesse caratteristiche e tutto lascia supporre che il tutto sia nato dal lento scontrarsi di terreni miocenici e cretacei, determinando il carattere di elevata sismicità della valle, nel corso dei millenni si sono succeduti, senza soluzione di continuità, terremoti più o meno disastrosi per le popolazioni che l’abitavano.
Sulla catena montuosa di sinistra troviamo il Monte Orbetta, il Monte Bello, il Monte Romanella, il Monte Cornacchia.
Sulla catena di destra, il Monte Viglio, il Pizzodeta, il Serra Alta. Nella zona del Comune di Morino precisamente a monte della piccola valle dello Schioppo, si apre la valle della Selvastrella, che termina bruscamente con la una cascata verticale di acqua, detta Zompo dello Schioppo, di circa 100 metri di altezza. Nella zona di Morino i calcari, ricchi di bauxite, hanno nel passato rappresentato possibilità di sfruttamento minerario ad opera del governo Borbonico che aveva impiantato a Morino una ferriera oltre a quelle impiantate nei comuni di Campoli Appennino, Alvito, San Donato Val Comino quindi non molto distanti dalla nostra Valle.
L’altitudine varia dagli oltre 2000 metri dei monti più alti, ai circa 600 metri del fondovalle a Capistrello, fino a scendere ai circa 300 metri del fondovalle nel territorio di Sora.
Il clima in di questa valle è tipico delle zone montuose dell’Italia centrale.
Essendo una valle stretta e abbastanza chiusa ai raggi solari, si rileva una concreta differenza di temperature tra i paesi del fondovalle con quelli posti più in alto, abbarbicati sui fianchi dei monti.
La flora, dell'area della Valle Roveto, è particolare per la varietà di piante che caratterizzano il territorio, troviamo infatti: faggi, pioppi, tassi. Tra le latifoglie: carpini, aceri, ciliegi, meli selvatici, tigli. Tra gli arbustivi: rose canine, sanguinelle, biancospini, sambuchi. Nelle zone più calde si rinviene il leccio, mentre nelle zone più fresche sono frequenti i castagni. Nei terreni umidi: pioppi, salici, ontani.
Tra gli animali troviamo: martore, faine, tassi e cinghiali, l’aquila reale, il rarissimo picchio di Lilford, picchio verde, poiane, il fringuello alpino.
Per la storia ricordiamo che tracce di presenza umana, accertata nella Valle, riconducono al Paleolitico Superiore e Medio (tra 35.000 e 75.000 anni fà). Si hanno poi i rinvenimenti degli insediamenti umani dell’età del Bronzo di “Le Fosse” di Civitella Roveto e le grotte “Cola I” e “Cola II” di Petrella Liri (tra 3.000 e 4.500 anni fa). All’età del ferro, risalgono gli insediamenti successivi, datati tra 3.000 e 2.800 anni fa, di Civita di Fossa Rotonda di Capistrello e Grotta Ferretti di Civita d’Antino.
Il popolo dei Marsi abitava queste terre e nella Valle si svilupparono presto numerose e piccole realtà aggregative, erano cittadelle fortificate erano invece un po’ più piccoli i “vici” (villaggi) di origine italica.
Ma, il fiero popolo Marsicano, (come accadde per i Volsci e gli Equi che gravitavano non lontano da qui), dovette assoggettarsi alla legge dei forti e organizzati militi Romani, che quì stabilirono colonie e costruirono nuove strade di comunicazione.
In questo periodo storico, il primo grande impatto ambientale di origine antropica che la Valle venne a subire, trattasi dei lavori di prosciugamento del lago Fucino iniziati dall’Imperatore Claudio. Tale opera desta meraviglia ancor oggi per complessità e grandiosità. (a tal uopo facciamo riserva di raccontarvene in un secondo momento).
Con la fine dell’Impero Romano l’Italia subiva l’invasione dei popoli barbari e così la nostra Valle che subì eguale sorte ed eguali governi, fù questo un periodo storico oscuro, dimenticato dalle cronache, e l'oscurità culturale venne a coprire quasi tutta l’Italia ed anche queste terre.
Le cronache torneranno a parlare di questi luoghi quando i monasteri divenuti centri di cultura, iniziano a tracciare confini, a dividersi rendite ed infine a costruire e a mantenere una struttura economica che andrà avanti per secoli.
Verso l’anno mille ha inizio il fenomeno dell’incastellamento e nella Valle trovano essenzialmente collocazione i possedimenti dei Colonna e dei Piccolomini.
Gli antichi cronisti sempre prodighi a narrare di fatti funesti, raramente si occupavano di eventi felici, abbiamo pertanto notizia della peste che nel 1656 dimezzò la popolazione locale. Numerosi i terremoti che nel tempo hanno segnato le genti Rovetane, i più disastrosi nel 1315, 1349, 1456, 1461, 1703, 1706, 1742, 1743, 1784, 1805.
Dalla prima metà del milleottocento la Valle fù interessata dal fenomeno del brigantaggio che imperversava lungo i confini dello Stato Pontificio.
Ultimo e definitivo evento da segnalare il luttuoso terremoto del 1915 che sconvolse tutta l'area tra la conca del Fucino e il Sorano. |
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