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| Accoglienza delle persone immigrate: lo stile necessario |
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| Scritto da redazione |
| Giovedì 23 Giugno 2011 |
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Nell’accoglienza delle persone immigrate nelle ultime settimane, giunte in Italia nell’isola di Lampedusa, in fuga dal Nordafrica, anche il nostro territorio e in particolare la nostra Diocesi, sono stati chiamati a svolgere la loro parte. L’incontro con le persone giunte in Ciociaria, la maggior parte giovanissimi, il dialogo instaurato con loro ci hanno fatto conoscere le terribili storie di chi aveva raggiunto il Nordafrica tramite lunghe traversate nel deserto, alla ricerca di un lavoro per mantenere la propria famiglia e si è ritrovato in mezzo ad una guerra in un paese che già non li aveva accolti come persone, ma come semplici braccia da fatica. Lo stile seguito dalla Diocesi è quello dell’ospitalità in gruppi di tipo familiare, di coinvolgimento dei Comuni, delle Parrocchie, del volontariato per garantire la prima accoglienza e un percorso di integrazione che porti a chiarire lo status cui ogni persona ha diritto. Si constata però che a volte, anche nel nostro territorio, si predispongono accoglienze affrettate, concentrando gli ospiti in gruppi numerosi, senza coinvolgimento degli attori del territorio e senza garantire la necessaria umanità e rispetto della persona. Sembra quasi che l’accoglienza possa essere un affare che richiede grandi numeri per ottenere grandi rimborsi. In questo modo le persone, con le loro storie drammatiche vengono trattate come oggetti, sfruttate anche nel loro bisogno più profondo. Insomma: stiamo attenti che la presenza dei profughi non si trasformi in un business, come purtroppo ci sembra stia avvenendo da qualche parte! E’ necessario che chiunque si rende disponibile all’accoglienza segua i criteri di umanità, coinvolgimento comunitario e attenzione alla persona ed è necessario che chi ha il compito di vigilare lo faccia con tutti, senza sconti e senza timori di farsi nemici. Frosinone, 23 giugno 2011 |







